Negligenze e imperizie nell'alluvione del Carrione del 5 novembre 2014: ecco l’elenco

Gli enti? «Hanno abdicato al ruolo di controllore a garanzia della pubblica incolumità»

CARRARA. Leggere le pagine dell'ingegner Rosso, nella sua consulenza per il procedimento relativo all'alluvione del 5 novembre  2014, fa doppiamente male: perché si scende nell'abisso del malgoverno del territorio e perché si trema, al pensiero che anche altri argini siano realizzati con la stessa leggerezza.

Viene da pensare: ecco a cosa era affidata la sicurezza di migliaia di cittadini...

Ma eccoci al quesito clou: il gip De Mattia chiede al consulente di verificare “l’eventuale presenza di profili di negligenza, imprudenza o imperizia nella condotta dei responsabili dell’ente competente, dei tecnici che elaborarono il progetto, dei responsabili delle imprese esecutrici, del direttore dei lavori, dell’ente incaricato della manutenzione o di altri eventuali soggetti”.

L’elenco delle negligenze e delle imprudenze. Il consulente ingegner Maurizio Rosso risponde al quesito, punto per punto, nell’individuare i profili di «negligenza, imprudenza e/o imperizia che ho potuto accertare nel corso dell’attività di perizia con riferimento ai diversi soggetti che in qualche modo hanno contribuito amministrativamente, progettualmente e/o esecutivamente all’evento di cui è causa».

Vediamoli. Innanzitutto, «Negligenza e imperizia da parte dei tecnici che elaborarono il progetto, nelle sue molteplici versioni, per non aver approfondito adeguatamente l’attività progettuale». E ancora: «Negligenza e imperizia da parte degli Enti che avrebbero dovuto sovrintendere alla corretta esecuzione dell’attività progettuale ed esecutiva delle opere, per aver sostanzialmente abdicato al proprio ruolo di controllore a garanzia della pubblica incolumità. Peraltro, è precisa responsabilità dell’Ente quella di validare i progetti commissionati sia tramite personale interno sia, nel caso in cui non ve ne fosse la disponibilità, avvalendosi di consulenti esterni che avrebbero senz’altro notato e segnalato le palesi carenze progettuali».

Rincara la dose il consulente: a suo avviso, vi è stata negligenza, imperizia e imprudenza «del Direttore dei Lavori che ha certificato la regolare esecuzione di opere del tutto difformi da quelle previste in progetto, senza predisporre alcuna variante, al di là del fatto che queste ultime fossero di per sé non adeguate allo scopo», «delle imprese che realizzarono lavori del tutto difformi da quanto previsto in progetto, senza avanzare riserva alcuna, né effettuare alcuna segnalazione (per lo meno per iscritto) al Rup (responsabile unico del progetto, ndr) e/o agli Enti coinvolti».

Le aggravanti. Il consulente ingegner Rosso aggiunge che tutti i profili di negligenza e imperizia «siano da ritenersi ulteriormente aggravati dalla presenza dell’esteso insediamento produttivo e residenziale a ridosso del muro arginale: solo le circostanze favorevoli, ossia il fatto che l’evento si sia verificato alle prime ore del giorno quando le attività erano ancora ferme, hanno impedito che si registrassero delle vittime. Peraltro - aggiunge - il fatto che il torrente Carrione sia pensile in quel tratto (la quota di fondo alveo è all’incirca coincidente con quella della livelletta stradale di via Argine Destro) avrebbe dovuto consigliare un’estrema prudenza nell’attuazione di tutte le procedure, dal progetto all’esecuzione delle opere, che garantissero adeguati livelli di sicurezza idraulica e strutturale».

Ma insomma, chiede infine il gip De Mattia al consulente tecnico, come poteva essere messo in sicurezza l’argine?

Il consulente ingegner Maurizio Rosso ritiene che «La tipologia d’opera più adeguata per conseguire i benefici di messa in sicurezza dell’area, stanti i vincoli geometrici esistenti, fosse un muro arginale di nuova realizzazione, adeguatamente fondato (ad esempio su pali) e possibilmente protetto al piede, lato fiume, da una scogliera in massi ciclopici con funzione antierosiva».

Stessa risposta aveva dato a pagina 71, nell’analisi puntuale dei quesiti poi sintetizzata nelle conclusioni che abbiamo ripercorso. A pag. 71 osserva amaramente l’ingegner Rosso, in merito alle opere realizzate diversamente dal muro arginale costruito ex novo: «Non si capisce cosa abbia spinto i soggetti coinvolti a propendere per la soluzione poi effettivamente realizzata».