Fiumi pieni di marmettola, il territorio rischia la sanzione della Corte europea

Il Ministero dell’Ambiente interviene sull’inquinamento dei corsi d’acqua apuani allertando Regione, Provincia e Parco: «La commissione europea sta già indagando»

MASSA CARRARA. E adesso anche dal Ministero dell’Ambiente arriva la strigliata di orecchie agli enti locali riguardo la presenza di marmettola nel torrente Carrione e nel fiume Frigido a Massa. Dopo l’inchiesta della Procura e la relazione di Arpat, anche Roma si fa sentire chiedendo alla Regione, alla nostra Provincia e a quella di Lucca, al Parco delle Alpi Apuane e alla stessa Agenzia regionale di intervenire «per gli ambiti di competenza, contro la situazione di inquinamento generato dalla presenza di marmettola», ricordando che quei fiumi scorrono in siti Natura 2000 (zone protette dalla comunità europea) e che «eventuali interferenze sullo stato di conservazione» di questi luoghi risulterebbero «consequenziali a questi fenomeni».


È questa perlomeno la risposta data dal Ministero alla nuova associazione ecologista “Gruppo d’intervento giuridico onlus”, che chiedeva informazioni e provvedimenti per i casi di inquinamento ambientale provocati dalle cave.Il territorio, stando a quanto riportato dal Ministero dell’Ambiente, è a rischio sanzione da parte della Corte di giustizia europea, a maggior ragione perché la commissione europea ha già aperto una procedura di indagine per la «cattiva attuazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat anche a causa delle attività estrattive sulle Alpi Apuane».


Da Roma chiedono quindi ai vari enti di non nascondere la testa sotto terra, di intervenire e di adottare i «necessari provvedimenti di bonifica ambientale, stante che - si legge nel documento - la questione interessa la verifica degli obiettivi qualitativi previsti dalla direttiva acque del 2000 della comunità europea». Che è come dire che i due comuni di Carrara e di Massa sono ben lontani da raggiungere gli obiettivi europei sulla qualità delle acque.


La commissione europea ha aperto un’indagine nel 2014 e il rischio - fa sapere Stefano Deliperi, del gruppo d’intervento giuridico- «è sempre più l’apertura di una procedura giudiziaria per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi naturali, la fauna, la flora, e in conseguenza di una eventuale sentenza di condanna da parte della corte di Giustizia europea, di una pesante sanzione pecunaria a carico dell’Italia».