Cave, ecco cosa dice il ricorso dell’Avvocatura dello Stato

Una cava di marmo

Carrara, secondo lo Stato la questione dei beni estimati la deve dirimere il Parlamento e non la Regione

CARRARA. E’ interessante il contenuto del ricorso dell’Avvocatura dello Stato, per conto del consiglio dei ministri, avverso all’articolo 32 , comma 2, della legge regionale Toscana sulle cave. Insomma, la questione dei beni estimati. E’ interessante per argomentazioni ma anche per il convincimento che «la disposizione regionale impugnata colma una lacuna nell’ordinamento civile italiano». Naturalmente l’Avvvocatura sostiene la tesi che si vada ad intaccare materia di ordinamento civile e quindi materia propria della legislazione statale e non regionale. Ci deve pensare dunque il Parlamento.

Ma vediamo le argomentazioni.

La legge regionale. L'articolo 32, comma 2, annovera tra i beni inclusi nel patrimonio indisponibile comunale, oltre agli agri marmiferi di cui alle concessioni livellarie già rilasciate dai comuni di Massa e Carrara e dalle soppresse vicinanze di Carrara.

La norma prevede che i comuni di Massa e di Carrara procedano alla ricognizione di tali beni, diano comunicazione dell'accertamento ai titolari delle concessioni e autorizzazioni alla coltivazione dei beni medesimi e provvedano ai conseguenti adempimenti previsti dal Capo IV della legge in esame. La previsione è innovativa rispetto a quanto previsto dal combinato disposto dei commi 1 e 2 dell'art. 1, Toscana n.104/1995, secondo cui agli agri marmiferi appartengono al patrimonio indisponibile comunale "se di essi il comune risulti proprietario ai sensi delle normative in atto all'entrata in vigore della medesima l.r. n.104/1995". Tale norma non contempla espressamente i beni estimati, e il rinvio alle normative in atto all'entrata in vigore della medesima l.r. n.104/1995 presenta margini di ambiguità».

La corte costituzionale del 95. La corte costituzionale chiamata a sindacare la legittimità della l.r. n.104/1995 ha escluso "che l'articolo 64 terzo comma, del r.d. n.1443 del 1927 possa essere interpretata come norma recettizia dell'ordinamento delle leggi estensi, nel quale i futuri regolamenti comunali dovrebbero inserirsi rispettandone le linee essenziali. L'art. 64 ha mantenuto in vigore la legislazione preunitaria solo in via transitoria, fino al giorno dell'entrata in vigore dei due regolamenti: ai comuni di Massa e Carrara è attribuito un potere regolamentare autonomo, con efficacia analoga a quella della legge e quindi abilitato anche a incidere sui rapporti privati in funzione di un rinnovamento della disciplina della coltivazione delle cave in conformità della legge mineraria e nei limiti della legislazione regionale protettiva del territorio e dell'ambiente.

Parimenti, il regio decreto del 1927, carattere legislativo per disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere del Regno), nel delegare i comuni di Carrara e Massa ad emanare un regolamento "per disciplinare le concessioni dei rispettivi agri marmiferi", non conteneva alcun espresso riferimento ai cosiddetti. beni estimati.

Lo scontro tra giuristi. L’Avvocatura osserva che la natura giuridica, pubblica o privata, dei cosiddetti beni estimati è oggetto di dibattito tra gli studiosi. «Secondo un orientamento, su questi beni, sussiste un vero e proprio diritto di proprietà, sono oggetto di atti di compravendita, nonché di acquisti all'asta nell'ambito di procedure esecutive regolati dai tribunali competenti, senza che si sia mai resa necessaria alcuna autorizzazione comunale - sta scritto nel ricorso - .

Anche la commissione tributaria provinciale di Massa Carrara, in alcune pronunce, ha distinto due tipologie di terreni marmiferi alcuni terreni c.d. agri marmiferi, risultano di proprietà del comune di Carrara detenuti dalle società in regime di concessione, altri invece di proprietà delle società medesime cosiddetti beni estimati.

Secondo un opposto orientamento, fondato su pareri di studiosi di chiara fama, i beni estimati non hanno mai costituito oggetto di piena proprietà: il richiamato editto del 1º febbraio 1751 infatti si sarebbe limitato ad attribuire a soggetti privati diritti di godimento su beni che rientravano nella proprietà delle cosidette vicinanze. Il diritto di proprietà delle vicinanze su tali beni, infatti sarebbe stato inusucapibile e imprescrittibile. «Tuttavia si rileva che il regio decreto che come già osservato fa riferimento agli agri marmiferi di Massa e Carrara ma non ai beni estimati, ha abrogato la legislazione preunitaria precedente, così che sussistono dubbi circa la perdurante validità della qualificazione giuridica appena prospettata - dice l’Avvocatura - Nel dirimere il suddetto contrasto interpretativo includendo i beni estimati nell'ambito del patrimonio indisponibile comunale, nonostante consistenti elementi potrebbero far rientrare tali beni come oggetto di proprietà privata, la disposizione regionale impugnata colma una lacuna nell'ordinamento civile italiano. Tuttavia, questa operazione deve ritenersi rimessa alla potestà legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile, quindi la disposizione censurata viola l'articolo 117, comma 2, lettera 1, della Costituzione».

L’articolo 117 riguarda appunto il fatto che è materia dello Stato legiferare in maniera di ordinamento civile e quindi sul diritto di proprietà.

Il ricorso è in mano ora alla Consulta. Quanto tempo ci vorrà? Difficile dirlo, un anno buono buono  come minimo e se poi dovesse legiferare il Parlamento chissà quanto.