Addio a Fernà, sconfitto dalla Sla

Ferdinando Santucci e la moglie Lucia

Massa, Ferdinando Santucci è morto venerdì, a pochi giorni dal compleanno. La moglie: organizzeremo una giornata di solidarietà

MASSA. Il mare gli manca tanto. La brezza, il rumore delle onde, il silenzio dell’inverno davanti alla riva, la confusione dei bambini nelle giornate d’agosto. La salsedine. Non può morire senza rivedere il suo mare. Perché Ferdinando lo sa che non ci sarà una prossima volta, che i granelli di sabbia non gli voleranno più tra le ciglia: la cannula non gli concede tregua, le forze rallentano. Lui non si arrende: Lucia, la sua Lucia, è la fonte di un coraggio illimitato, alimenta ogni giorno la sua battaglia contro la Sla, per sei lunghi anni. Fernà respira male, cede sotto i pugni della sclerosi, ma non cede al ko: si piega e si rialza, si abbatte e si riprende, la saturazione del sangue si stabilizza e Fernà (perché chi lo ama lo chiama così) apre gli occhi e vive. Non vuole che la morfina lo assopisca, gli inibisca i sensi, gli faccia guardare la realtà senza vederne le sfumature: non vuole neppure dormire, si ribella anche al sonno.

La Sla, però, è subdola, potente, traditrice. E vince: si porta via Ferdinando Santucci, 20 giorni dopo aver sconfitto il suo amico Gian Luca Pucci. Fernà saluta la vita, gli occhi grandi della sua Lucia venerdì sera, a casa sua, a Castagnara. Tra visi amici. Dopo aver rivisto il suo mare.E adesso per Lucia quella giornata tra la sabbia diventa la sintesi dei loro sei anni di lotta: «Dopo l’ennesimo ricovero - Lucia fatica a respirare - ha chiesto di vedere il mare. Sapeva che sarebbe stata l’ultima volta. Non ce la faceva a stare in auto, è servita l’ambulanza, ci hanno aiutato gli amici e gli angeli della Croce Bianca: al circolo della Vela ci hanno aperto le porte e il mio Fernà ha respirato l’aria di mare. Era felice, così felice che risalito, voleva ritornare davanti alle onde, voleva che ci accompagnassero alla torre Fiat per prendere un caffè ».


Il suo Fernà, che «mai ha lottato per sopravvivere, ma sempre per vivere con la V maiuscola». E adesso la sua battaglia la porta avanti Lucia, lei che ha conquistato un’intera città, lei che è circondata da decine di amici, lei che con la sua ostinazione, la sua voglia di normalità, ha commosso ogni angolo di Massa. Lei che ha gridato i suoi sentimenti ogni giorno, ha scattato foto, postato video, portato suo marito al bar, sul pontile, alla pedalata di Telethon. Ad un concerto. Lei che lo ha reso il simbolo della battaglia contro la Sla. Per un’intera città. La lotta di chi dimostra che la vita nella malattia c’è. Che c’è, sopra ogni cosa, l’amore. E ci sono gli amici, che aspettano ogni dimissione dall’ospedale, che appendono al balcone stendardi di benvenuto, che si stringono intorno a quella coppia inossidabile.

Una battaglia «che non si fermerà. Il 27 giugno Fernà avrebbe compiuto 58 anni, avrebbe festeggiato il compleanno il 13». Una festa con i fiocchi alla Torre Fiat, con la collaborazione di volontari e amici, con una raccolta fondi, voluta da Fernà, per sostenere le associazioni che ogni giorno combattono a fianco dei malati. Adesso Lucia pensa di trasformare quella festa in una giornata alla memoria, in un’occasione per parlare di Sla e di disabilità. Pensa di raccontare la storia di Ferdinando - e sua - in un libro: «Abbiamo cominciato a scrivere insieme, non so - il dolore le toglie le certezze - forse lo finirò da sola». La tragedia dell’assenza e dei progetti interrotti. Domenica 31 saranno in tanti, alle 17.30,  ala chiesa di Mirteto, a stringersi intorno a Lucia.  Certo lei non cadrà, non può farlo. Lo deve a Fernà, lui che si svegliava la mattina con le parole di Vasco, lui che «era davvero uno spirito libero, un uomo che voleva sempre andare al massimo». Che di fronte ad una Sla pronta alla vittoria,ha lottato con le unghie. Per Lucia. Per vedere ancora il suo mare.