’Ndrangheta, confiscati 2 milioni al boss

«L’imprenditore Domenico Romeo nascondeva un impero grazie a dei prestanome». Sorveglianza speciale fino al 2018

MASSA CARRARA. «Ha ricoperto il ruolo di referente strategico di una ramificazione toscoligure della ’ndrangheta, i cui vertici risiedono in provincia di Reggio Calabria». Questo è, secondo dal Direzione investigativa antimafia di Genova, Domenico Romeo, imprenditore nel settore trasporti di 59 anni originario di Roccaforte del Greco, nel reggino appunto, ma residente da anni ad Arcola, La Spezia. E con interessi anche nella provincia apuana.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Romeo era stato arrestato prima di Natale dalla Dia nell’ambito dell’operazione Grecale ligure e in quell’occasione gli vennero sequestrati beni per due milioni di euro. La notizia di oggi è che questi beni il tribunale di La Spezia, visti i gravi indizi che gli inquirenti hanno raccolto nei suoi confronti in questi mesi, ha deciso di confiscarli (il termine giuridico è confisca di prevenzione). Un provvedimento che viene preso soltanto in rarissimi casi e riguarda i beni sequestrati dei quali non sia stata dimostrata la legittima provenienza. Romeo per chi indaga è un capobastone, senza se e senza ma. E quei soldi che ha accumulato sono di provenienza poco pulita.

Oltre alla confisca i giudici spezzini, rilevando l'elevata pericolosità mafiosa del personaggio, gli hanno inflitto una misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno della durata di due anni e mezzo. L'uomo, fino al 2018, vedrà limitata fortemente la sua libertà personale in quanto, pena l'arresto, non potrà allontanarsi dal Comune di residenza (Arcola) o uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne e non dovrà accompagnarsi con persone che hanno problemi di giustizia.

Per la Direzione investigativa antimafia genovese l’imprenditore eseguiva gli ordini della ’ndrangheta e ha intestato le società di autotrasporto che gestiva a dei prestanome per evitare che gli potessero essere sequestrate. L'uomo, in passato, era anche stato coinvolto in un traffico di cocaina dal Sudamerica e in furti nei container nel porto di Genova. Non solo: il suo nome figura anche in un’inchiesta su un giro di estorsione, usura, riciclaggio, ricettazione, nonché porto abusivo e detenzione di armi.

Le società di trasporto, di merci e persone, riconducibili a Romeo sono la Nuova Do.Ro trasporti, la R.M. Trasporti e la Mimmo travel con sedi nelle province di La Spezia e Massa Carrara. Le teste di legno che figuravano, finite nel registro degli indagati, sono due compaesani: Santo Cogliandro, 33 anni, di Reggio Calabria, e Carmelo Stelitano, 31 anni, di Melito Porto Salvo (provincia di Reggio Calabria). I due a dicembre avevano detto di non conoscere Romeo, ma se è arrivata la confisca dei beni vuol dire che qualcosa nel frattempo hanno ammesso.

Nel corso dell’operazione Grecale ligure sono stati sequestrati semirimorchi, trattori, rimorchi, furgoni e auto, per un valore di circa due milioni di euro. «Romeo è un personaggio di elevato spessore delinquenziale - ha spiegato il colonnello Sandro Sandulli, capo della Dia della Lanterna - ha ricoperto l'incarico di referente strategico per conto di affiliati a sodalizi di 'ndrangheta, i cui vertici sono operativi nella fascia costiera della provincia reggina con ramificazioni extraterritoriali organicamente strutturati». Quali affari facesse l’imprenditore di Arcola nelle provincia spezzina e apuana per conto della malavita organizzata non si sa. Perché sono coperti dal segreto istruttorio. Ma quello che è certo è che quando mamma Calabria chiamava lui si faceva trovare pronto. E coinvolgeva altre persone, che adesso devono essere trovate.

Danilo D’Anna

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