Massimo Di Cataldo scagionato, non picchiò la ex moglie

Massimo Di Cataldo al Premio Lunezia

Le foto col volto tumefatto della donna fecero il giro del web, la sera stessa lui si esibì al Premio Lunezia a Marina di Carrara

CARRARA. Quelle foto, della ex moglie con il volto tumefatto, avevano fatto, nel luglio di due anni fa, il giro del web. E scatenato proteste al festival di Lunezia a marina di Carrara, dove Massimo Di Cataldo si era esibiti, sconvolto, solo poche ore dopo.

E non erano mancate, proprio a Carrara le polemiche. Adesso per il cantante  la  fine di un incubo. Massimo Di Cataldo è stato scagionato dalle accuse di maltrattamenti che gli aveva mosso l'ex compagna Anna Laura Millacci, la quale aveva pubblicato su Facebook alcune foto con il volto tumefatto a causa delle percosse che lei sosteneva di aver subìto dal cantautore. Al quale rinfacciava anche di averle provocato un aborto, accusa da cui Di Cataldo era già stato prosciolto. Adesso svanisce anche l'accusa di maltrattamenti perché la Procura non avrebbe trovato compatibilità tra le tracce del sangue sul volto della Millacci e le percosse descritte. Inevitabile, quindi, la richiesta di archiviazione.

Una vicenda delicata e vissuta sulla rete. L'avvocato di Di Cataldo  aveva  depositato una consulenza fotografica, secondo la quale le foto che la Millacci ha pubblicato su Facebook nel luglio 2013 sarebbero dei falsi, e ha chiesto l'incriminazione della donna per simulazione di reato e calunnia.

Quelle immagini avevano fatto il giro del web: mostravano l'ex compagna del cantante con ecchimosi sul volto, lividi e ferite. La lite tra i due sarebbe avvenuta venti giorni prima a mezzogiorno e la Millacci si era fatta un selfie subito dopo, in cui non aveva alcun segno di violenza. Dopo un'ora e mezza, altre foto sul social network, questa volta con i segni delle presunte violenze. La sera stessa, poi, aveva partecipato a una festa: gli scatti della serata sono stati esaminati dai periti della difesa, i quali non hanno rilevato la presenza di ferite.