«Così sono spariti i soldi dell'Asl di Massa Carrara»

Il presidente della Regione Enrico Rossi

Quasi chiuso il filone sulla Regione. La procura pronta a decidere su Rossi

MASSA. Gli ex direttori generali dell’Asl1 Massa Carrara - Alessandro Scarafuggi e Antonio Delvino - assolti con formula piena, il direttore amministrativo reo confesso condannato sia in sede penale (una pena di cinque anni e mezzo per peculato) sia dalla Corte dei conti (dovrà restituire oltre un milione e mezzo di euro). Tre indagati che attendono di sapere quale sarà il loro destino: il procuratore capo Aldo Giubilaro e il sostituto Alberto Dello Iacono decideranno entro breve, dopo la chiusura delle indagini e la consegna delle memorie difensive, se chiedere il processo oppure prosciogliere il presidente della Regione Enrico Rossi, Carla Donati, all'epoca direttore del settore sanitario dell'Asl di Massa, e Niccolò Persiani , consulente Asl per la gestione dei nuovi bilanci.
 
Rossi, Donati e Persiani. Inutile girarci intorno, le motivazioni della sentenza di assoluzione di Antonio Delvino, che quasi certamente verranno impugnate dalla procura, possono costituire un tassello importante per la conclusione del secondo filone di indagine. Quello che riguarda il governatore Rossi, per intenderci. Per gli inquirenti quel buco di 240 non può averlo fatto soltanto Giannetti e il giudice Solombrino, che scrive nero su bianco che la Regione non poteva non sapere, complica le cose alla difesa del presidente e dei suoi collaboratori (Donati e Persiani). Un parere che peserà non solo in procura - Giubilaro e Dello Iacono si chiuderanno in una stanza entro pochi giorni e chiuderanno il secondo filone - ma anche il tribunale, nel caso si concretizzasse l’ipotesi di richiesta di rinvio a giudizio.
 
L’inchiesta. L’indagine sulla Asl di Massa Carrara era nata da una denuncia presentata alla procura proprio dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi il 20 ottobre 2010, pochi giorni dopo la scoperta di un buco di bilancio che all’epoca fu stimato inizialmente in circa 60 milioni di euro. Le successive indagini della guardia di finanza appurarono un dissesto finanziario più pesante, fino oltre 244 milioni di euro maturato in più anni di gestione, dal 2005 al 2009. L’inchiesta passa ai raggi x le gestioni dell’azienda sanitaria apuana dal 2005 al 2009, periodo al quale si riferiscono i 60.000 mandati di pagamento spulciati dagli inquirenti.
 
Gli arresti. Dall’input del governatore - ma i magistrati si erano già mossi solo che la procura stava aspettando l’arrivo del procuratore capo appena nominato dal Csm - si è arrivati, il 23 maggio del 2012, agli arresti di Giannetti (finito in carcere) e Scarafuggi e Delvino (ai domiciliari). Il primo a essere rimesso in libertà era stato Scarafuggi, dopo poco più di una settimana, lo aveva seguito Delvino. Per entrambi il riesame aveva detto che il reato contestato (falso in bilancio) non era provato. Una spallata a quelle che sembravano certezze dopo gli arresti. Dopo un anno e una manciata di giorni invece le porte del carcere si erano aperte anche per Giannetti. La corte di appello di Genova, nonostante il parere negativo del procuratore generale, aveva accolto la richiesta del suo legale Franco Perfetti. L’avvocato ci aveva provato altre volte a ottenere la libertà per il suo assistito, ma gli era andata sempre male. Giannetti nel frattempo era stato condannato a cinque anni e sei mesi col rito abbreviato. L’ex direttore amministrativo secondo l’accusa ha emesso falsi mandati di pagamento per oltre un milione e mezzo di euro a favore di creditori dell’Asl 1 per poi intascare lui i soldi. L’ex direttore amministrativo aveva scelto il rito abbreviato solo per l’accusa di peculato, mentre per l’altra accusa di falso in bilancio, che gli era stata contestata per gli anni 2004 e 2005 insieme agli ex direttori generali della stessa Asl di Massa Carrara, Alessandro Scarafuggi (in carica dal 2002 al 2007) ed Antonio Delvino (2007-2010), Giannetti, in carica dal 2007 al 2010, ha scelto il rito ordinario, sostenendo la sua innocenza. Ma mentre il gup Solombrino prima e Aracri poi hanno assolto i due direttori generali, la stessa Aracri ha rinviato a giudizio Giannetti. E il processo comincerà il 29 gennaio. In attesa di capire se ci sarà un processo bis con le altre tre persone al momento iscritte nel registro degli indagati.
 
La confessione di Giannetti. Sul buco reale dell'Asl di Massa si sono dette più volte cifre diverse. Dai sessanta milioni di euro iniziali, si è passati a 270 milioni di euro, cifra che fu rivelata dall' ex assessore alla sanità regionale Daniela Scaramuccia, che si era dimessa poche ore prima degli arresti (ma per motivi non inerenti all’inchiesta). La confessione di Giannetti era stata praticamente immediata, per quanto riguarda il peculato. Il direttore amministrativo alla guardia di finanza aveva raccontato tutto, rivelando perfino dei particolari quasi pittoreschi. Le fiamme gialle dopo l’interrogatorio avevano sequestrato beni per un milione e mezzo di euro riconducibili a Giannetti. Ed era saltato fuori veramente di tutto: gioielli, orologi Rolex, immobili, auto di lusso e un allevamento di cani levrieri. Ma non solo era spuntato un giro di favori che Giannetti faceva agli amici della Lunigiana, anche sponsorizzazioni di società sportive. Ermanno quando c’era bisogno di lui rispondeva sempre presente.
 
La corte dei conti. Un anno dopo il suo arresto Giannetti ha conosciuto anche il parere della corte dei conti a riguardo dei soldi che aveva detto lui stesso di essersi intascato. Una sentenza che l’ex direttore amministrativo non aveva impugnato. «Ermanno Giannetti - dicevano gli ermellini fiorentini - paghi un milione e 665mila e 493,65 euro di risarcimento per il dannno causato all’Asl di Massa Carrara». La corte dei conti ha accolto in gran parte le richieste avanzate nell’udienza del 24 aprile 2013 dal viceprocuratore Acheropita Mondera Oranges nel procedimento che vedeva protagonista l’ex direttore amministrativo (2006-2010) della nostra Asl. Lieve la differenza di cifra tra la richiesta di danno diretto avanzata dal pm e quella della sentenza poche migliaia di euro che fissano la cifra definitiva a 1.665.493,65 (la richiesta era di 1.695.617,06). La corte non aveva invece riconosciuto «perchè improcedibile» la richiesta di danno di immagine della Asl quantificato in duecentomila euro. Secondo la corte per invocare il danno di immagine bisogna attendere che la sentenza penale vada in giudicato. A meno di ulteriori sviluppi, come ipotizzato dal giudice Solobrino nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Delvino.