Muore nel letto dell'ospedale e nessuno se accorge

L'ospedale di Massa

Massa, i famigliari accusano: non ci hanno permesso di stargli vicino. L'Asl si difende: parenti sempre autorizzati a stare vicino ai pazienti critici

MASSA. «Mio padre è morto nel letto dell'ospedale e nessuno se n’è accorto. E non ci è stato permesso di stargli vicino». È durissima la denuncia di Roberto Taddeucci, indignato e addolorato per la morte dell’anziano padre Augusto Taddeucci, 81 anni, deceduto in una corsia del reparto di Medicina dell’ospedale di Massa. I famigliari dell’anziano, come riporta La Nazione, sono intenzionati a rivolgersi a un avvocato e, probabilmente, ad avviare un’azione legale.

Raccontano i familiari: «Da giorni non mangiava più e non riusciamo a capire perché gli era stata sospesa anche la soluzione fisiologica. Abbiamo insistito per farlo assistere durante la notte, perché nel reparto ci dicevano che non c’era bisogno e che avrebbero provveduto loro ad assisterlo». Sabato mattina, poi, alle 9 «eravamo già in attesa, fuori della porta del reparto. Ho chiesto di poter entrare ma le infermiere mi hanno risposto che non c’era bisogno e di attendere l’orario delle visite». Ma all’orario delle visite i familiari hanno avuto l’amara sorpresa di trovare il proprio congiunto morto nel letto. «Ci è stato vietato di assistere mio padre – incalza Roberto Taddeucci –. Sapevamo che le sue condizioni erano critiche ed è veramente assurdo che non ci sia stato concesso di stargli vicino proprio nel momento che stava morendo. Non sappiamo cosa succede nell’attimo in cui si muore, ma avremmo voluto essergli accanto, tenergli la mano».

L’Asl ha già avviato una serie di verifiche sull’accaduto e oggi dovrebbe arrivare sul tavolo della dirigenza la relazione sui fatti della caposala e del responsabile del reparto. Quel che già emerge, però, è che l’anziano - affetto da una complessa patologia cardiaca e con un pacemaker – era stato visitato dal medico responsabile del reparto poco prima dell’orario di visite. Appare dunque strano che il medico non abbia rilevato un’aggravarsi delle condizioni dell’uomo e, di conseguenza, avvertito i parenti. E “non usuale” anche se possibile, fa rilevare un medico che ha parlato con Il Tirreno, è che il pacemaker non abbia “fibrillato”, cioè non abbia emesso il segnale che di solito emette quando c’è una crisi cardiaca in atto.

Ma la questione sollevata dalla famiglia Taddeucci è anche un’altra. È quella che il personale dell’ospedale avrebbe in sostanza impedito ai parenti di assistere l’anziano negli ultimi minuti della sua esistenza, visto che quando è iniziato l’orario di visita era già deceduto.

La direttrice Maria Teresa De Lauretis spiega però in proposito (senza entrare nel caso del signor Taddeucci, sui cui, dice «non ho informazioni») che ai famigliari dei pazienti con gravi patologie e in situazioni critiche viene rilasciato, su richiesta, un passt che consente loro di restare a fianco del malato per tutto il giorno e per tutta la notte, tranne il tempo strettamente necessario per la visita del medico o per determina