Cave nel Parco, dossier inviati alla Ue e all’Unesco

Le associazioni ambientaliste rinnovano le accuse contro l’attività estrattiva e per la difesa dei bacini idrici

MASSA CARRARA. «Tra qualche settimana misureremo la civiltà del consiglio regionale in una Regione che si professa di sinistra». A parlare è Franca Leverotti, consigliera nazionale di Italia Nostra, durante la conferenza stampa tenuta ieri mattina da alcune associazioni ambientaliste apuane – tra cui la stessa Italia Nostra, il Cai, La Pietra Vivente e altri - sotto l'atrio del Comune per parlare proprio di cave e Parco Alpi Apuane.

Il momento, d'altronde, è cruciale, con il piano paesaggistico regionale al giro di boa, e gli ambientalisti alzano il tono. Due i dossier di denuncia presentati ieri: uno, della stessa Leverotti, volato a Bruxelles, verso la Commissione ambiente dell'Ue, l'altro, sottoscritto dalle varie associazioni ambientaliste locali con mittente l'Unesco. Il dossier della consigliera Italia Nostra denuncia la violazioni di legge comunitarie da parte della Regione. In particolare la Leverotti sostiene che i bacini marmiferi occupino siti considerati protetti da una normativa europea, la Rete Natura 2000, in particolare 18 Sic - sito di interesse comunitario - e una vasta Zps, ossia una zona di protezione speciale per gli uccelli.

Questo perché al momento delle concessioni la cartografia utilizzata era sbagliata e non rispecchiava i reali bacini di cava. Tra le località protette in cui esistono cave c'è l'Orto di Donna e Solco di Equi, località di particolare pregio ambientale per la presenza di un circo glaciale e del Pizzo d'Uccello, l'unica parete verticale della Toscana: qui ci sono quattro “piccole” cave.

Nel dossier viene denunciata anche la scarsa tutela dei bacini idrici. Uno dei casi di inquinamento segnalati è quello contenuto nella relazione - allegata al dossier - del funzionario dell’Arpat di Firenze, Francesco Mantelli, relativa al complesso del Corchia uno dei più importanti sistemi carsici a livello mondiale, inquinato da marmettola nel luglio e agosto 2011. «Noi abbiamo la più importante risorsa idrica della Toscana – commenta Elia Pegollo, ambientalista di Salviamo le Apuane – eppure non si fa niente per conservarla. Cosa stanno facendo i politici, le istituzioni. Nella stessa grotta di Renara è stato fatto brillare un ordigno bellico: è questo il rispetto che abbiamo per l'ambiente e per le nostre acque?». Il secondo dossier volerà invece verso l'Unesco.

Il motivo è chiaro: nel 2011 il Parco delle Alpi Apuane è stato inserito nei Geoparchi Unesco, ma ancora al suo interno ci sono cave «che cozzano con lo spirito del Parco», commentano gli ambientalisti «ossia quella di rafforzare politiche di protezione, valorizzazione e sviluppo integrato del territorio».

Attualmente il Parco – si legge nel dossier – a fronte di una superficie protetta di oltre 20mila ettari, contiene al suo interno importanti bacini marmiferi che ricoprono una superficie complessiva di 1.607 ettari.

In aree queste definiti contigue di cava – dove è permessa l'escavazione – ma che sono totalmente all'interno, proprio perché al momento dell'istituzione del Parco, questo venne creato a macchia di leopardo.

«Ma cosa esiste a fare l'Ente Parco – commenta Alberto Grossi, videomaker autore del video denuncia Aut Out – se non fa la sua funzione? È come se creiamo un reparto di pediatria e come primario mettiamo Erode».

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