Le aziende lapidee contro la Regione: ci danneggia

Il coordinamento delle imprese apuoversiliesi annuncia un ricorso al Tar e chiede le dimissioni dell’assessore Marson per il piano paesaggistico

MASSA CARRARA. È scontro frontale tra aziende lapidee e Regione. Il Coordinamento delle imprese lapidee dell’Apuo-Versiliese ricorre al Tar contro la delibera che contiene la proposta di piano paesaggistico che mette a repentaglio il futuro delle cave. Sono trentuno le aziende che hanno sottoscritto l’atto promosso «dopo aver domandato più volte - scrive il coordinamento in una nota durissima nei confronti dell’amministrazione regionale - un tavolo di confronto con l'assessore Marson e alla Regione e dopo avere chiesto a più riprese di far tacere le false voci sulle attività produttive che già stanno gravemente ledendo le aziende sul piano economico, finanziario e, non da ultimo, di immagine».

Avviso agli ambientalisti: basta. «Negli ultimi mesi - si legge nel comunicato diffuso dal coordinamento - le imprese dell’agro marmifero delle Apuane hanno dovuto assistere loro malgrado ad una serie di attacchi violenti sulle loro attività. E continuano, in maniera ingiustificata e fra mille equivoci, gli attacchi di Legambiente e di Italia Nostra, associazioni no profit e senza alcun potere legislativo, responsabili di un numero spropositato di menzogne che si poggiano sull’unica base di false ideologie, che non hanno nulla a che vedere con la realtà, che sono portate avanti solo ed esclusivamente per la voglia di mettersi in mostra e di trovare spazio nei media dai vari rappresentanti locali, e con l’intento di far valere ragioni che non esistono cavalcando l’onda dei social network che, come ben si sa, si poggiano su consensi fasulli e superficiali. Anche nei confronti delle associazioni - viene sottolineato - qualora queste non interrompessero le loro azioni delatorie, le imprese prenderanno le debite misure legali e cautelari e domanderanno in sede giudiziaria risarcimenti per il danno economico e di immagine».

Attacco alla Marson: si dimetta. Nel mirino delle imprese c’è innanzitutto l’assessore Anna Maria Marson, definita «responsabile di un’azione violenta, illegittima, fortemente difettata sotto l'aspetto giuridico-legislativo, istruttorio e procedurale e che è volta unicamente a ledere l'identità del territorio, della sua attuale realtà produttiva e del suo futuro». Da qui la richiesta da parte delle aziende e dei lavoratori delle sue dimissioni dell'Assessore Marson «per i gravi danni che già sta provocando ad una realtà territoriale salda e solida da centinaia di anni». Non solo: le aziende chiedono la condanna della Regione e il risarcimento dei danni, diretti e indiretti, derivanti alle imprese da quella che viene definita “azione illegittima degli atti già allo stadio attuale”. «L'assessore Marson - prosegue il coordinamento - dica quali somme ha investito per la redazione di un Pit pieno zeppo di errori procedurali, istruttori e legislativi».

Tutte le aziende. Ecco le imprese che hanno impugnato il piano della Regione: Henraux, Cecconi Pietro & c., Davi, Società cooperativa fra i condomini lavoratori dei beni sociali di Levigliani, Tre Elle, Italmarble Pocai, Migliorini & Bertacchi, Tre Emme, Società Escavazione Pietra del Cardoso, Giorgina Marmi, Barsi Marmi, Comunione beni comuni di Levigliani, Landi group, Luana Marmi, Rossi Celso, Savema, Walton Carrara, Acqua bianca marmi, C.M., Cave marmo import export, Cave Focolaccia, Ingra, Inerti Minucciano, Unipersonale, Migra, Peranto, Bianco Royal, Cooperativa apuana marmi, Ezio Ronchieri, Gmc, Ideat marmi, Marmi Ducale, Angeloni Giuliano, Turba cava romana, Sermattei.