Morti in fabbrica all’ex Rumianca, dati choc

Fratelli d’Italia annuncia un’interrogazione sul problema della contaminazione del territorio

AVENZA. Fratelli d’Italia annuncia un’interrogazione sul problema della contaminazione da tossico-nocivi ancora presente nel Sir apuano, che sarà presentata al governatore Enrico Rossi dalla consigliera regionale Marina Staccioli. Questa decisione è stata presa dopo la pubblicazione del nuovo dossier di Legambiente “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?”, presentato a Roma lo scorso 28 gennaio, dal quale si evince che Massa-Carrara figura ancora oggi tra le zone in cui «sono state evidenziate malformazioni congenite e patologie del sistema urinario per esposizione a metalli pesanti e a composti alogenati» e tra i siti dove l’amianto è uno dei cancerogeni più presenti, con eccesso di mortalità per tumore maligno della pleura. Sull’argomento è intervenuto anche l’esponente locale di FdI Cesare Micheloni, ex consigliere provinciale, richiamando l’attenzione su un’interessante studio epidemiologico «sul rischio neoplastico tra gli ex dipendenti di aziende produttrici di formulati per uso agricolo», iniziato nel 1996 nell’ambito dell’attività di ricerca dell’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e condotto da un equipe coordinata dalla dottoressa Lucia Miligi dell’ospedale di Careggi, a cui ha partecipato anche il dottor Fabrizio Franco dell’Asl 1 di Massa-Carrara. Lo studio, i cui risultati anticipano di diversi anni il nuovo dossier di Legambiente, analizza la mortalità dei lavoratori della società operante dal 1940 al 1984 nell’attuale area Syndial, stabilimento che negli anni ha cambiato varie denominazioni (Rumianca, Anic Agricoltura, Enichem), dove da tempo è in corso una difficile bonifica.

L’indagine, concentrandosi sugli anni dal 1950 al 1998, evidenzia un eccesso di mortalità per tutti i tumori ed in particolare per alcune sedi specifiche quali polmone, vescica e fegato, anche nelle donne.

Dati scioccanti, confermati da una ricerca relativa al periodo 1995-2000, condotta dal Cnr di Pisa con l’Osservatorio di epidemiologia dell’Agenzia di sanità della Toscana, che ha rivelato sul nostro territorio una mortalità maschile in eccesso del 10%: a Carrara tumori al fegato superiori del 53% rispetto alla media regionale, alla laringe un 64%, alla pleura del 131%.

Ma lo studio sulla mortalità dei lavoratori della Rumianca è stato il primo a fornire una risposta interessante per la sanità pubblica, effettuando una valutazione epidemiologica su un ciclo di lavorazione scarsamente studiato in Italia e mettendo in relazione l’aumento di malattie oncologiche con l’inquinamento causato dall’impianto, pur non escludendo il ruolo “di altre esposizioni”, come, ad esempio, “l’effetto del fumo per quanto riguarda l’eccesso trovato per il tumore del polmone e della vescica”.

La ricerca descrive in modo approfondito le molteplici attività svolte negli anni all’interno dello stabilimento avenzino, che hanno riguardato la produzione di veleni micidiali quali acido formico, arsenico metallico, anidride arseniosa, arseniato di piombo, anticrittogamici a base di rame, terre decoloranti, prodotti dell’elettrolisi del cloruro di sodio, fitofarmaci e diserbanti fenossiacetici.

Sono poi descritte dettagliatamente le cause dell’incidente verificatosi all’Anic Agricoltura il 12 marzo 1984, con un’esplosione devastante. A questo proposito, lo studio sostiene che la presenza di isomeri del cancerogeno tetradiclorodibenzoparadiossina sul luogo dell’incidente non è riconducibile ad esso, ma alle lavorazioni praticate nella fabbrica. Dalla sentenza del Tar di Firenze depositata il 6 ottobre 2004, però, si evince chiaramente che l’esplosione aveva generato diossina e “fuoriuscita di esalazioni nell’area di produzione con conseguenze a carico di due dipendenti”. Inoltre, l’analisi epidemiologica afferma che durante la seconda guerra mondiale erano presenti all’interno della Rumianca anche “impianti per prodotti bellici in comproprietà con il centro chimico Militare mai entrati in produzione”. La presenza di grandi depositi di armi chimiche nello stabilimento avenzino, ritrovate dagli alleati nella primavera del 1945 ed impossibili da rimuovere perché in condizioni precarie, è confermata nel libro “Veleni di Stato”, scritto dal giornalista Gianluca Di Feo ed edito da Rizzoli nel 2009. “Magari, -ipotizza l’autore- le testate pericolose sono state sotterrate e, nei decenni successivi, sepolte sotto un catafalco di altri rifiuti. Di sicuro, nessuno le ha mai cercate”. «I dati che emergono sull’altissima mortalità per cancro fra i lavoratori di questa fabbrica -commenta Micheloni- costituiscono la prova più evidente che prima di insediare nuove imprese nell’ex zona industriale è indispensabile completarne la bonifica». E annuncia: «Il procuratore capo ha chiesto collaborazione per indagare sui veleni sotterrati in provincia: bene, gli porterò i fratelli Manici, gli ex lavoratori della Rumianca che per anni convissero con quei veleni». (d.c.)