Dal nipote di Noè alle gesta di Buffon: è Luna Caput Mundi

Tante curiosità nel libro del presidente dell’Accademia ma anche qualche “omissione”: Voltaire e Marcello Lippi

CARRARA. Sala di rappresentanza del Comune gremita per la presentazione di “Luna Caput Mundi”, il nuovo libro di Simone Caffaz, presidente dell’Accademia di Belle Arti e direttore di Ttnews24, edito da Sea.

Il saggio propone 50 biografie che, tra realtà e leggenda, hanno cambiato il corso della storia, partendo dal territorio corrispondente all’antica Luni ed arrivando ai giorni nostri. Un viaggio nel tempo lungo 5mila anni tra arte, letteratura, politica, imprenditoria, sport e spettacolo, che inizia da Noè, il cui nipote Gomer avrebbe fondato Carrara, per terminare con il portiere azzurro Gigi Buffon. La riuscita manifestazione ha avuto anche un risvolto “rosa”, dal momento che - come abbiamo riferito nell’edizione di domenica - al termine dell’evento Caffaz ha chiesto alla sua fidanzata Alessandra Verdini di sposarlo.

Ad aprire e concludere la presentazione, in una sala tenuta quasi interamente al buio per creare un’atmosfera suggestiva, è stata l’assessore alla cultura Giovanna Bernardini, che ha letto una toccante lettera scritta da Oriana Fallaci nel 1975 agli alunni della classe 2ª A della scuola media “Rosselli”. Le ha fatto seguito l’autore stesso, spiegando i motivi che lo hanno spinto a realizzare l’opera. «Anche se quello apuo-lunense non è mai stato un unico territorio sotto il profilo giuridico ed amministrativo -ha spiegato Caffaz- esso ha comunque una sua precisa identità, che lo ha portato alle luci della ribalta come nessun altro».

Ad introdurre gli argomenti ed i protagonisti del libro sono poi stati cinque noti personaggi apuani: padre Luigi della parrocchia del Carmine si è soffermato sulla storia religiosa e medioevale. Tra le tematiche esposte dal sacerdote spicca la leggenda secondo la quale Maria Maddalena, esiliata da Gerusalemme, sarebbe sbarcata a Luni insieme ai suoi fratelli Marta e Lazzaro, portando con sé il Sacro Graal, il calice che avrebbe contenuto il sangue di Gesù. Maddalena, prima di trasferirsi in Gallia, avrebbe soggiornato a lungo nei dintorni di Luni, svolgendo opera di apostolato. «Il ricordo del suo passaggio -ha ricordato padre Luigi- sarebbe conservato in tre chiese, quella di San Lazzaro a Sarzana, quella di Santa Marta a Ortonovo e quella di Santa Maria Maddalena a Castelnuovo Magra. Secondo questa tradizione Maddalena si sarebbe poi recata nella Gallia Romana, facilmente raggiungibile attraverso la via Aurelia, dove avrebbe vissuto fino alla morte e la sua tomba si troverebbe nei pressi di Marsiglia.

Il presidente di Assindustria Giuseppe Baccioli si è invece occupato degli aspetti legati al marmo e all’imprenditoria; il vicesindaco Andrea Vannucci si è concentrato sulle vicende risorgimentali; il compito di ripercorrere i drammatici anni del fascismo e della seconda guerra mondiale è invece andato al presidente dell’Anpi Giorgio Mori, mentre l’ex velocista Luigi Benedetti e lo stesso Caffaz hanno illustrato la parte sportiva.

Quello di Caffaz è un libro dallo stile assai scorrevole e pieno di curiosità, del quale, però, colpiscono anche le assenze di altri importanti personaggi, nati o passati anch’essi per il nostro territorio ma esclusi dai 50 protagonisti, come Charles di Montesquieu, Emanuele Repetti, John Singer Sargent, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Vico Fiaschi, Adolfo Angeli, Michele Mazzitelli, Carlo Del Medico, Domenico Zaccagna, Carlo Sforza, Pier Paolo Pasolini, Marcello Lippi, Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini.

Stupisce anche il silenzio sui riferimenti a Massa-Carrara presenti nel “Candido” di Voltaire e nella “Encyclopédie” di Diderot e D’Alembert. Anche alcune delle biografie inserite, poi, tralasciano particolari interessanti. E’ il caso di Pellegrino Rossi, di cui non viene ricordato il fondamentale “Corso d’economia politica”, citato da Karl Marx nel “Capitale”, e delle pagine su Cavour, in cui Caffaz accenna al celebre “discorso della Corona”, tenuto in Parlamento da Vittorio Emanuele II il 10 gennaio 1859, dimenticando però che questa dichiarazione fu ispirata al re da una lettera del carrarese Emilio Lazzoni. Sarebbe stato giusto ricordare anche che il nostro territorio fu il primo ad aderire al futuro Stato italiano. A quando un secondo volume che tratti anche questi aspetti?

David Chiappuella