Lupi sbranano 25 pecore nello Zerasco

Per protestare contro il proliferare dei branchi gli allevatori espongono la scritta «grazie» sulle carcasse degli ovini

ZERI. Ancora assalti notturni ai recinti in cui sono custodite le greggi di pecore e, conseguentemente, forti danni economici ad allevatori già alle prese con innumerevoli problemi logistici e, non ultimi, economici.

L’ultimo (in ordine di tempo) raid che ha quasi distrutto un intero gregge, è avvenuto nella notte di mercoledì scorso in zona Formentara, località adibita ai pascoli alti. Una torma mista, secondo gli allevatori formata da lupi ma anche da cani inselvatichiti o nati da incroci, dopo aver forzato uno dei recinti protettivi, ha poi sbranato 16 pecore adulte, alcune dei quali gravide, allo stesso tempo assalendo e ferendo gravemente altri 9 capi che poi sono stati forzatamente abbattuti. Danno totale: circa 8mila euro ai quali dovranno essere aggiunte le spese per ripristinare il recinto e quelle dei mancati parti di agnelli previsti dagli allenatori. Una somma con alcuni zeri, dunque, che di certo peserà sul bilancio delle piccole aziende a conduzione famigliare che contraddstinguono il settore.

Di questo ne è fermamente convinta Valentina Merletti, giovane allevatrice che, seguendo le orme dei nonni, da una dozzina d’anni ha lasciato la sua casa di Spezia, scegliendo di vivere e mettere su famiglia in quella sorta di piccola Svizzera qual’è lo Zerasco.

«Tra questo assalto e quello avvenuto in estate - afferma Valentina Merletti - abbiamo perso oltre cinquanta capi. Ieri mattina, assieme ad altri colleghi allevatori, abbiamo portato le carcasse delle pecore azzannate dai lupi in un terreno qui vicino e, con l’ausilio di una ruspa, scavato una grande buca per seppellirle. Prima, però, ho voluto esporre un cartello con sopra scritto “grazie”, rivolto a tutti coloro i quali potrebbero intervenire per arginare questa piaga e invece non lo fanno. Non voglio indicare nesuno in particolare, dato che i lupi sono considerati specie protetta e le pecore no, la cui unica colpa è quella di esistere in una zona che sta diventando sempre più selvaggia e pericolosa, non solo per gli animali da allevamento. Ho due figli piccoli e viviamo ai margini dei boschi. Chi mi assicura che un giorno qualche lupo vero o “incrociato” non ci aggredisca davanti alla porta di casa? Questi branchi famelici stanno ingrossando sempre più. Ci siamo informati presso esperti, apprendendo che una femmina di lupo al massimo partorisce due cuccioli l’anno. Quindi l’incremento dei predatori deve per forza essere anche dovuto all’aggregazione di cani inselvatichiti ai branchi di lupi veri. Ciò significa che cani di grossa taglia, o fuggiti o abbandonati dai rispettivi padroni, si sono uniti a un gruppo di lupi, formando così un pericoloso e numeroso branco. Inevitabili, a questo punto, gli attacchi alle greggi, con gravissimi danni per gli allevatori. La mia azienda, tanto per fare un esempio, ha perso oltre cinquanta capi su circa 200 pecore, il tutto in soli tre mesi. Grazie tante, dunque, al supertutelato lupo dell’Appennino, anche se non sempre di lupi si tratta».

Fabrizio Palagi