Di Cataldo: «Non ho fatto davvero nulla»

Il cantautore torna a difendersi dalle accuse della compagna, che ribadisce: «E’ successo un mese fa, ma nessuno mi tutela»

CARRARA. Il Premio Lunezia ha vissuto venerdì una serata d’esordio di grande contenuto dal punto di vista musicale ma anche “mediatico”, per la clamorosa denuncia via web della compagna di Massimo Di Cataldo, l’ospite a sorpresa sul palco di Marina. E Massimo Di Cataldo, venerdì, era salito sul palco del premio Lunezia a Marina di Carrara con le lacrime agli occhi. Nessuno, apparentemente, tra il folto pubblico sapeva della brutta vicenda di cui da poche ore, era protagonista. Le accuse rivolte dalla compagna via Facebook, con foto, di averla picchiata. Gli spettatori lo hanno applaudito e lui per riconoscenza ha cantato altre due canzoni. Poi, assediato dai fan, ha firmato una valanga di autografi, prima di concedersi una pausa in un ristorante a due passi dal porto. Intorno a mezzanotte si è seduto ad un tavolo, in veranda, accanto al suo manager Martino De Rubeis. Ha ordinato un piatto di verdure e una bottiglia d'acqua. Dopo aver dormito all’Hotel Carrara, ieri è ripartito. «Ho letto i giornali - racconta l’artista il giorno dopo - e sono scioccato da come questa assurda notizia sia stata pilotata contro di me, con tanta leggerezza. Alcune persone già mi condannano pur senza un contraddittorio, altre mi stanno sostenendo e le ringrazio con tutto il cuore, non vi state sbagliando! Chi mi conosce veramente, e sa come stanno davvero i fatti mi sta dimostrando grande affetto». E prosegue, tutto d’un fiato: « E' assurdo. Io non ho fatto nulla di ciò per cui vengo accusato, credetemi. Ho amato questa donna per tanti anni, al punto anche di annullarmi per lei, e oggi non la riconosco più, visto che, con tanta sconsideratezza, ha messo in scena questa farsa. Un'esperta in comunicazione come lei come non poteva prevedere tutto questo? La nostra storia era arrivata a un punto limite, nonostante il bene che le volessi, ed era ormai insostenibile per me, per questioni di cui preferisco non parlare in questo momento e in questa sede per l'affetto che ho nei suoi confronti. Mi trovo nella posizione di non volermi difendere usando gli stessi mezzi che lei ha usato per umiliarmi pubblicamente poiché credo ancora nell'amore e nella giustizia, e lealmente vorrei difendere, lo devo a mia, anzi, a nostra figlia, la dignità di una persona che per la sua ambizione e per le sue aspirazioni egoistiche ha inscenato tutto questo. Sono io ad essere stato colpito duramente e i segni che porto non si possono certo evidenziare ad arte in una fotografia. Invito tutti voi a riflettere su quanto sta accadendo, perché una storia come questa dovrebbe far considerare quanto meno l'utilizzo spregiudicato dei "social network". Sto già prendendo provvedimenti legali per la grave accusa che ho subito. Ora il mio lavoro, seppur compromesso da questa imbarazzante vicenda, viene dopo, prima c'è la mia dignità di uomo. La verità verrà a galla. Io non temo poiché non ho niente da nascondere».

E da parte sua, Anna Laura Millacci: «Da lui non voglio né soldi, né pubblicità. I media mi stanno tartassando, anziché tutelare una donna che ha subìto una violenza. Oltre al danno, la beffa. Il fatto è accaduto un mese fa e non l'ho denunciato subito per non far perdere a Massimo la patria potestà, e sconvolgere così la vita della nostra bimba. Quando poi mi sono accorta che aveva manipolato anche i miei genitori non ce l'ho fatta più e ho pubblicato quelle foto, fatte perché in passato avevo subito violenza e so che è l'unica prova che può rimanere. Non volevo diventasse un caso mediatico. Non voglio darmi in pasto ai media. I palcoscenici li odio e solo lui ha da guadagnarci da questa storia. Adesso ho solo bisogno di riprendere ossigeno. La mia non è una denuncia, ma lo sfogo di una donna disperata».

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