MASSA. Vero che la scuola d’infanzia non è obbligatoria, altrettanto vero, però, che se il bambino non va all’asilo, per mamma e papà sono dolori. Tanto più se lavorano. Ai piccoli non rimane che fare i conti - davvero precocemente - con le liste d’attesa; ai genitori tocca districarsi tra nonni e tate o - ipotesi B - tentare la strada dell’asilo privato. Ebbene sì, una sessantina di piccoli massesi non ce l’ha fatta ad essere ammessa all’asilo: la mamma ha fatto domanda, ha consegnato i moduli entro la fine di febbraio, sono uscite le graduatorie e il nome del piccolo non c’è. Tocca sperare - speranza amara - che qualcuno ci ripensi e alla scuola di infanzia non ci vada più: si liberano posti e la graduatoria scorre.
Quello della materna è davvero un universo complicato: se le primarie sono comunali, quello che ancora chiamiamo asilo è, invece, struttura statale. Ogni circolo didattico o istituto comprensivo gestisce le sue scuole di infanzia e stabilisce, in sede di consiglio, le regole per l’attribuzione del punteggio di ammissione. Soltanto alcuni criteri sono fissati dalla legge, primo fra tutti quello dell’età (il bimbo più grande ha la precedenza), gli altri, invece, dipendono dal singolocircolo. Altro capitolo la scelta. Mamma e papà, infatti, non presentano domanda per tutti gli asili dello stesso circolo, ma ne scelgono uno. Così capita che in una materna ci sia una lista d’attesa lunga, in un’altra azzerata. E spesso, in quel caso, è la stessa direzione a proporre una seconda opzione.
Dal 2° circolo dipendono quattro scuole di infanzia (Stazione, Cervara, Camponelli e via La Salle), sono 26 i piccoli che ne avevano scelta una, ma sono finiti in lista d’attesa. Stesso numero per le due materne (Poggi e la Comasca) sotto l’istituto comprensivo Don Milani. Tanto che la dirigente Marilena Conti sta tentando di creare una nuova sezione. L’impresa non è delle più facili: «Ho chiesto al Comune - spiega la dottoressa Conti - di poter utilizzare spazi disponibili nell’edificio che ospita le scuole primarie di Rinchiostra e, contestualmente, ho inoltrato richiesta al Ministero per un ampliamento di organico». Chiaro: servono spazi, ma anche maestre.
Sei bambini aspettano anche per l’asilo di Villette, con Casone e Puliche sotto l’istituto comprensivo 3. Uno in meno il numero dei non ammessi alla scuola di Castagnola di Sopra (istituto comprensivo 6), ma mamma e papà, per tre di quei piccoli alunni, hanno accettato di “ripiegare” sull’altro asilo dello stesso circolo, in Candia. Dall’Alfieri Bertagnini dipendono 4 scuole di infanzia (Ortola, Forno, Antona e Santa Lucia). La dirigente Tiziana Lavaggi non fornisce un dato e spiega che tenterà di organizzare sezioni e personale in base al numero di iscrizioni: «Speriamo di avere le sezioni per cui abbiamo chiesto posti in organico». Un po’ come alla Don Milani. L’istituto Malaspina gestisce un asilo, a Turano: un solo piccolo in attesa.
Tirando le somme,sono 60 i bimbi- e quindi le famiglie - in attesa. Attesa - bene precisarlo - che non dipende in alcun modo - e le dirigenti lo sottolineano a gran voce - dall’efficienza e dalla qualità delle strutture o del personale, ma dalla mancanza di spazi o di organico. Insomma, o non ci sono locali per nuove sezioni o non ci sono soldi (statali) per le maestre. O, in alcuni casi, entrambe le cose.