Alla messa in decoltè e con cartelli al collo contro don Corsi

Una trentina le adesioni. La promotrice Alessandra Verdini: «Contenta per la mobilitazione, ma anche amareggiata perché su Facebook hanno aderito in migliaia, e invece ha prevalso la paura di essere etichettate”

CARRARA. Poche in minigonna e poche scollate, anche per il freddo pungente, ma un gruppo di una trentina di donne ha aderito pubblicamente all’iniziativa di protesta e sensibilizzazione contro le tesi di don Corsi sul femminicidio - in sostanza, secondo l’ormai ex parroco di San Terenzo di Lerici, il fenomeno sarebbe dovuto alla provocazione delle donne - lanciata dalla carrarese Alessandra Verdini. Alla messa in decoltè, aveva proposto anche su Facebook la giovane operatrice del centro antiviolenza di Pisa “Casa della donna”, raccogliendo on line moltissime adesioni: alle 10,30, lei stessa - fra le poche davvero scollate - e altre hanno indossato i cartelli con la scritta “No alla violenza sulle donne”, “Non sono figlia del diavolo”, “No al femminicidio”.

I cartelli sono stati indossati anche da alcune ragazzine “Non siamo figlie del diavolo, siamo donne che crescono”, e da alcuni bambini. A fine mattinata, la protagonista ha così commentato: «Sono contenta perché almeno una trentina di adesioni ci sono state, alcune un po’ nascoste in chiesa, altre al mio fianco in modo chiaro, ma sono anche amareggiata, perché a fronte di migliaia di adesioni su Facebook e a tantisisme telefonate, poi invece ha prevalso la paura di essere etichettate, forse come femministe, questa è ancora una città ipocrita e piccolo borhese, come nell’800».

La stessa Alessandra Verdini ha raccontato di essere stata vittima «di una violenza di tipo privata e pubblica nel mondo del lavoro: l’ho subìta e so di non avere colpe. E invece - ha aggiunto - le donne subiscono violenza in silenzio per paura, vergogna, senso di colpa, anche davanti ai figli. E si tende a difendere i maltrattanti, che spesso a loro difesa usano le stesse argomentazioni di don Corsi. Ci vuole condivisione per superare questa cultura, noi donne non dobbiamo avere paura di esporsi e del giudizio degli altri. Scollature, minigonne: cos’è la volgarità? Non sono i centimetri scoperti mi rendono inappropriata. Donne, recuperiamo il nostro istinto».

Il parroco don Raffaello Piagentini ha accettato di buon grado l’iniziativa, tanto che ha permesso alla Verdini di parlare dal pulpito subito dopo il vangelo: «Ringrazio don Raffaello che ci ha accolto con cuore e apertura mentale - ha detto fra l’altro Alessandra Verdini dal pulpito - questa nostra protesta non è certo contro la Chiesa, basti considerare gli esempi del nostro don Raffaello oppure del parroco di Lerici, che si è offerto come ostaggio in cambio dell’imprenditore rapito. Io sono credente in Gesù, voglio ricordare che proprio Gesù è stato un rivoluzionario, sempre dalla parte dei deboli e delle donne, ha rivelato la sua natura divina alla samaritana. Invito tutti a impegnarsi per instaurare una civiltà del rispetto, anche i non credenti; ai credenti, è sufficiente fare entrare nel loro cuore le parole di Gesù».

Don Raffaello da parte sua ha sottolineato che «Troppo spesso il corpo della donna è strumentalizzato e mercificato, la violenza non può mai essere giustificata, è sempre atroce. Non capisco perché anche per pubblicizzare una lavatrice serva al suo fianco una donna oggetto. Io ringrazio le promotrici di questa giornata, se leggete i vangeli, Gesù ha rivoluzionato il concetto per cui le donne non valevano. Anche oggi ci sono delle pseudo-civiltà in cui le donne sono considerate al di sotto della dignità, eppure tutti siamo nati da una mamma. Gesù si fa avvicinare da una ragazza piena di problemi, che si butta ai suoi piedi, li bagna con le lacrime e li asciuga con i suoi capelli. E Gesù di fronte a tutti dice: lei ama e per questo è perdonata. L’iniziativa di oggi ci ricorda che purtroppo le violenze esistono, possono succedere, sulle donne, sui bambini, sui più deboli. Avete visto cos’è successo in India, una ragazza massacrata in autobus, ma c’è anche una mamma cristiana di cinque figli che per essersi dichiarata tale è in prigione”.

E la vicepresidente dell’Anpi, Franca Franceschi, ha invitato a riappropriarsi dello spirito delle donne della Resistenza, che combattevano per la liberazione dai nazifascisti, ma anche «per la parità dei diritti e dei doveri fra uomo e donna. Giusta questa iniziativa di partecipare alla messa, perché si va in chiesa, proprio da dove è partita un’offesa così grande verso le donne».

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