«Un crimine il traforo del Tambura»

L’assessore Vivoli: «Noi abbiamo già detto no a questo scempio, sconcertato dall’atteggiamento di Zubbani a Carrara»

MASSA. «Il traforo del Monte Tambura per collegare la Garfagnana alla via dei Marmi di Carrara? Un progetto criminale al quale la nostra amministrazione ha già detto no nel marzo scorso con dovizia di studi tecnici. Dico criminale perché si tratta di un’opera che avrà ripercussioni gravissime sul nostro ambiente». Loreno Vivoli, assessore ai trasporti e alla protezione civile, non usa certo mezzi termini nel commentare la notizia che l’Anas ha consegnato al ministero e al comune di Vagli il progetto di fattibilità del collegamento viario tra la Garfagnana e Massa Carrara tramite il traforo del Tambura. Una ipotesi di tracciato da 20,8 chilometri per il costo stratosferico stimato in 542 milioni e spiccioli (si fa per dire) da realizzare in sette anni. A costo zero per le pubbliche amministrazioni se realizzato in regime di project financing: l’opera la farebbero i privati in cambio dell’estrazione del marmo. E già si parla di 10 concessioni a Vagli e 22 a Carrara.

«Posso capire (fino ad un certo punto) le considerazioni del pittoresco sindaco di Vagli Mario Puglia, rimango sconcertato dalla “disponibilità” data da Angelo Zubbani, sindaco di Carrara. Zubbani conosce bene queste montagne, sa dei rischi idrogeologici per la natura carsica delle Apuane, per la presenza di sorgenti importanti, importantissime. E se non sotto, nel traforo, come fa ad approvare viadotti che feriscono le valli del Resceto e del Frigido per arrivare fino a Forno, zone dove abbiamo già problemi gravi per le frane? Sono francamente allibito. Comunque sia il Comune di Massa ha già detto no, responsabilmente, a qualsiasi ipotesi di traforo o viadotto. Credo opportuno che la Regione Toscana chiami tutti i Comuni interessati e prenda posizione. Trovo assurdo poi che si propongano interventi in controtendenza rispetto agli aiuti ricevuti dal Governo per mitigare il rischio idrogeologico in queste zone».

Tornando all’ipotesi di tracciato, dei 20,8 km complessivi, il primo tratto, completamente nuovo, si innesta sulla strada di Colonnata dove tra Colonnata e Bedizzano, ci si immette sulla Strada dei marmi. E’ poi prevista una galleria di cinque chilometri sotto il mon te Tambura partendo da Vagli per arrivare sul versante massese.

Nello studio redatto dal geologo Roberto Guidi per conto del Comune di Massa sono in sostanza due i fattori per le quali si ritiene irrealizzabile l’opera. «Non si ritiene fattibile . si scrive - la realizzazione di opere in sotterraneo poichè si andrebbero ad alterare equilibri idrogeologi molto delicati e fondamentali per la vita e il sostentamento idrico non solo delle comunità e dei paesi montani ma anche della stessa città di Massa».

Secondo motivo di “bocciatura” «non si ritiene fattibile la realizzazione di ponti e viadotti di superficie, di raccordo fra le opere in sotterraneo, in quanto le aree presentano una pericolosità geomorfologica molto elevata e non si ritiene che possano sopportare i carichi previsti da un’opera del genere».

Naturalmente, e non cosa da poco, sul piatto del »no» si mette anche l’inevitabile inquinamento acustico e visivo, una deturpazione del paesaggio delle Apuane. Anche sotterraneo: c’è l’allarme che arriva dagli studi compiuti dalla Federazione speleologica toscana per le ripercussioni negative del traforo.

E l’assessore Vivoli guarda a questa vicenda anche con una nota politica, ovviamente polemica, su quanto sta succedendo in città.

«Questa vicenda, se possibile, aumenta ancor più la mia preoccupazione per il dibattito politico in corso. Si parla solo di primarie come rimedio per tutti i mali, anche l'influenza magari, ma non si guarda ai veri temi. Pensando al Tambura per esempio mi viene in mente che uno dei primi atti della precedente giunta Neri fu di dare l'autorizzazione per la cava del Padulello e di partecipare poi al tavolo tecnico per il traforo. Con questo modo di fare di governare c'è stata una rottura, una svolta, una vera e propria rivoluzione. E adesso, appunto c'è chi pensa alla restaurazione magari da mandar giù con la pillola delle primarie».