La Versilia attacca Carrara

Paolo Carli (Henraux) e le cave

«Le cave? Sono diventate il supermarket di cinesi e indiani»

 CARRARA. Dalla Versilia arriva un segnale forte che può essere letto sicuramente come un attacco diretto all'industria marmifera carrarese (soprattutto escavazione): i sindaci di Seravezza, Stazzema e Pietrasanta hanno infatti siglato un documento da inviare a Regione, Provincia e Parco Apuane per chiedere di adoperarsi verso una tutela del lapideo versiliese. In sostanza, la Versilia si lamenta che a Carrara è più incisiva la vendita di blocchi grezzi, mentre in Versilia viene dato più spazio alla lavorazione (o semi-lavorazione, ossia il taglio dei blocchi in lastre).  Una differenza sostanziale che - si lamentano in provincia di Lucca - si traduce in una perdita di posizioni di mercato a vantaggio dei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) dove i blocchi vengono esportati e quindi lavorati con conseguente calo dell'occupazione locale. Alla presentazione del documento, sottoscritto da Ettore Neri, Domenico Lombardi e Michele Silicani, c'erano aziende come Henraux, Baldassarri, Giannini e, Cosmave, Cna di Lucca e rappresentanze sindacali con Fillea-Cgil provinciale. Un «Patto per il territorio», come è stato definito, con cui si chiede alle istituzioni di comprendere la peculiarità del settore lapideo versiliese e di creare le condizioni per tutela e sviluppo. I tre sindaci hanno evidenziato le caratteristiche del settore versiliese, connotato dalla filiera che genera occupazione e alta qualità del prodotto, richiamando Regione e Provincia a porre l'attenzione su alcuni aspetti salienti.  «C'è mancanza di materia prima, il marmo: gran parte del materiale estratto nel comparto apuano viene venduto all'estero grezzo e in grandi partite. Ciò provoca carenza di blocchi da utilizzare in filiera per la trasformazione. La situazione è paradossale: gli ordini ci sono, l'estrazione aumenta la produzione di blocchi ma per i trasformatori della Versilia (segherie, laboratori, artigiani) non c'è disponibilità di materia prima».  Qualche dato: in Italia dal 2009 al 2010 la percentuale di marmo lavorato è salita del 9,12%, con un valore incrementato dello 0,3%. I blocchi e le lastre di marmo, invece, sono aumentate del 22,78% con un incremento di valore del 29,66%. Come dire: è più conveniente estrarre e vendere all'estero, (come accade sovente nel carrarino, è stato fatto notare) piuttosto che lavorare il marmo in loco. I sindaci versiliesi sostengono che se non saranno messe regole per scongiurare questo trend il lapideo versiliese è destinato a crollare. Ancora di più di quanto sta già succedendo: in dieci anni hanno perso oltre 700 posti di lavoro nel settore. Gli imprenditori confermano: Paolo Carli, ad di Henraux, ha spiegato che si è trovato costretto a reperire marmo non dalle cave della sua azienda ma da ditte carrarine. Che spesso, come hanno ribadito altri imprenditori presenti, preferiscono imbarcare i blocchi verso l'estero piuttosto che venderli in loco (anche alle aziende del lapideo versiliese) per farli lavorare.  «Il nostro comparto - dicono i primi cittadini nel documento - sconta il fallimento dell'esperienza del Distretto. A Regione, Provincia e Parco chiedono di «avviare un'azione coordinata fra tutti gli attori della filiera e le istituzioni per rilanciare il prodotto. Serve uno snellimento burocratico delle norme del Parco circa le attività estrattive: ciò avrebbe benefici anche sulla trasformazione con la riapertura di nuove cave, immettendo sul mercato il marmo versiliese».  L'ente nell'occhio del ciclone è il Parco delle Apuane che negli anni ha creato una distinzione tra il Distretto apuano e il lapideo versiliese: per questo vengono chiesti vincoli per tutti, come ha ricordato il sindaco Neri. «La scelta di dividere l'attività estrattiva tra zone dentro il perimetro del Parco e aree al di fuori di esso ha creato asimmetrie tra gli obblighi delle aziende».  «Dovrebbe essere imposto al Distretto che una certa percentuale di blocchi venga lavorata in filiera - ha proposto Leonardo Quadrelli (Fillea) - le cave di Carrara sono diventate il supermercato di indiani e cinesi: bisogna mettere regole». «Il Parco ha stretto le maglie in Versilia e non a Carrara» chiude Carli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA