Nessuno pagherà per l'alluvione del 2003

Il maxi-processo per omicidio e inondazione finisce con la prescrizione dei reati

CARRARA. Per la morte di Idina Niccolai, travolta dal Carrione in piena durante l'alluvione del 23 settembre 2003, per la giustizia non ci sarà alcun colpevole. Penalmente non pagherà nessuno. Il processo per omicidio colposo, e inondazione a carico di 24 imputati eccellenti, fra cui due ex sindaco, tecnici comunali e imprenditori delle cave, dopo 8 anni e una serie di ritardi e rinvii, sarà prescritto. Avrebbe dovuto aprirsi ieri mattina in tribunale a Massa. È stato rinviato al 1º giugno: la prescrizione scatta il 23 marzo.

Il processo che riguarda una delle pagine più tristi della città, avrebbe dovuto aprirsi ieri mattina, in tribunale a Massa davanti al giudice Maria Cristina Failla. Ma, in realtà, l'udienza è durata poco più di mezz'ora. Tutto è stato - tecnicamente - rinviato al prossimo 1º giugno. La prescrizione scatterà qualche mese prima, il 23 marzo. E, dal momento che tutti i reati contestati agli imputati, anche quello di inondazione, sono stati individuati a titolo «colposo», non ci sarà nessuna dilatazione dei tempi: dopo sette anni e mezzo quindi ci sarà la prescrizione, a livello penale. Le ipotesi di reato potranno essere portate avanti in sede civile, per l'eventuale risarcimento del danno. «È una sconfitta per tutta la città.

Noi chiedevamo solo giustizia, non per forza delle condanne, ma una sentenza del tribunale, quella sì». Parlano in tono pacato Renata e Claudio, i figli di Idina Niccolai. E Manuela, la nipote che, di fatto, è stata allevata, in quella casa sulla via Carriona devastata dalla forza del fiume, da Ida e dal marito. «Arrivare a un prescrizione in questo modo è un dispiacere, non solo per noi - sostengono i parnetidi Idina, che nel processo si sono costituiti parte civile e sono rappresentati dall'avvocato Marina Menconi - Era importante avere giustizia, soprattutto dopo aver messo in piedi tutto questo, un dispendio di forze e denaro che non porterà, penalmente, alcuna risposta per Carrara.

Non solo per noi». Danno una grande lezione di altruisimo i figli di Idina: «Abbiamo la possibilità di agire in sede civile, per essere risarciti, questo è vero, i nostri diritti non sono rpegiudicati da quello che è avvenuto in tribunale stamani - spiegano - Ma la questione è un'altra. Noi volevamo, prima di tutto giustizia. Per Idina e per la città». La giustizia i parenti della 76enne travolta e uccisa dal Carrione in piena, non la torveranno in tribunale. Non in sede penale, perlomeno. Perchè è passato troppo tempo e ora per un sovraccarico di lavoro (male cornico della giustizia apuana, e non solo) sarebbe impossibile restare nei limiti - 7 anni e mezzo - imposti dalla prescrizione. Basti pensare, è stato ricordato ieri in aula, che ci sono 100 testimoni da sentire, ottanta solo dell'accusa: in poco più di un mese sarebbe impossibile ascoltarne anche la metà.

E poi, soprattutto, ci sono i processi che hanno la precedenza ex lege (quelli che rigaurdano persone detenute in carcere) e quelli già incardinati. Le cose, questo è vero, sarebbero potute andare diversamente se fosse stata accreditata l'ipotesi di indondazione e disastro doloso: in questo caso i tempi di prescrizione sono, infatti, di 15 anni. Ma gli avvocati della difesa hanno puntato sul fatto che l'ipotesi di reato presa in considerazione sia a titolo colposo. Questa la linea che, di fatto, è passata. Tecnicamente, l'articolo 426 del codice penale (inondazione dolosa punita con una pena da 5 a 12 anni di relcusione) venga contemperato dal 449 (inondazione colposa, pena prevista da 1 a 5 anni e, soprattutto prescrizione in 7 anni e mezzo).