Marmo, 200 segherie a rischio di chiusura

Imprenditori del marmo nell’incontro con i politici a palazzo comunale

Oltre 200 piccole aziende del marmo, fra segherie e laboratori, rischiano la chiusura: la voce di 40 imprenditori, ieri in Comune, si è alzata contro i concessionari delle cave, che esportano i blocchi e non li fanno lavorare in loco. E chiedono alla politica di porre un vincolo nel regolamento degli agri marmiferi, affinché una percentuale di escavato venga trasformato nel comprensorio.

CARRARA. Oltre 200 piccole aziende del marmo, fra segherie e laboratori, rischiano la chiusura: la voce di 40 imprenditori, ieri in Comune, si è alzata contro i concessionari delle cave, che esportano i blocchi e non li fanno lavorare in loco. E chiedono alla politica di porre un vincolo nel regolamento degli agri marmiferi, affinché una percentuale di escavato venga trasformato nel comprensorio.

Ad accoglierli il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni, con i capigruppo, i presidenti delle commissioni marmo e attività produttive, Nicola Marchetti e Fabio Traversi, e l'assessore Andrea Vannucci. Si cercheranno soluzioni, che non contrastino con le leggi del libero mercato: ma saranno giuridicamente possibili, vincoli sull'escavato?
«Qui c'è un monopolio».L'imprenditore Alfredo Mazzucchelli si sfoga per primo: la filiera non funziona, con conseguenze per l'occupazione - dice - «e il marmo viene svenduto sui mercati internazionali a discapito delle aziende del comprensorio, rinunciando a creare valore aggiunto in loco. La nostra è una situazione drammatica, con 200-300 imprenditori sull'orlo del fallimento. La Sam controlla l'80% della produzione delle cave, riempie le navi di materia prima. Si parla di liberalismo ma a Carrara c'è un monopolio». Chiede ai politici di intervenire.

Un altro imprenditore, della Commerciale Graniti, parla di investimenti fatti: «ma ci siamo ritrovati fuori da tutti i giochi. Aumenta il marmo non lavorato in partenza da Carrara. In due anni di crisi siamo tutti allo stremo, con difficoltà nei pagamenti e problemi di liquidità. Se siamo venuti qui in Comune è perché siamo all'ultima spiaggia». Parla un collega: «Dirigo una lastreria.

La politica ha il 90% delle colpe per questa situazione. Vanno via tonnellate di marmo, non ce n'è più neppure per fare scalini e marmette». Invoca anche controlli della finanza. Babbini della Smc: «Due anni fa avevo 14 dipendenti, oggi 6. Occorre lavorare sulle regole delle concessioni affinché una percentuale di marmo venga lavorato in loco». Marco Alibani: «Nel 2000 avevo 15 dipendenti, ora 2. La Cina lavora sottocosto e noi, ai nostri dipendenti, quando Gaia alza le tariffe dell'acqua, dobbiamo dire "la doccia fatevela a casa"». Bernardo Pezzicache 4 anni fa fondò il sindacato Piccole e medie imprese, fa un discorso che suona come "io ve lo avevo detto". Polemizza sul marchio del marmo: un percorso accidentato, che ritiene sia stato penalizzate per il settore della trasformazione.

L'assessore Vannucci pensa che la risposta al problema debba essere articolata: promozione del prodotto locale, marchio, far funzionare il distretto lapideo, affrontare i temi dei prezzi e della libera circolazione delle merci». In sala c'è anche un rappresentante del Cosmave, che rappresenta 55 imprese versiliesi.

La mobilitazione. Marchetti e Traversi scendono in trincea con le piccole imprese, impegnando le due commissioni ad aprire subito un tavolo di discussione con la categoria.