Il Grig: anche noi nel ricorso al Tar sulle cave

Uno scorcio delle cave

Il Gruppo d’intervento giuridico: «A fianco degli ambientalisti per la modifica del Piano Pit su nuove cave o cave dismesse»

Massa-Carrara. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus informa di aver presentato «specifico intervento ad adiuvandum (a sostegno, ndr) in favore del ricorso effettuato da alcune associazioni ambientaliste davanti al Tar Toscana avverso parti del Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico ». Originariamente (2015) - si ricostruisce - «venne presentato da Mountain Wilderness Italia, Amici della Terra, Società Italiana di Geologia Ambientale (S.i.g.e.a.), Verdi Ambiente Società (V.a.s.), L.i.p.u., Centro “Guido Cervati”, Centro culturale “La Pietra Vivente”, C.a.i. Toscana un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, poi, su istanza della Henraux spa, trasposto davanti al Tar Toscana».

L’udienza di discussione nel merito al Tar Toscana è prevista per il 12 febbraio 2020. Nello specifico - si osserva in una nota - «è stato chiesto l’annullamento delle parti del Pit della Toscana, lesive dei valori ambientali e paesaggistici delle Alpi Apuane, rientranti in gran parte nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane. Il Pit con valenza di piano paesaggistico, pur essendo in linea generale un buon piano paesaggistico e uno dei pochi piani elaborati correttamente ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, tuttavia presenta oggettive carenze nella disciplina di salvaguardia delle Alpi Apuane in relazione alle attività di cava. In particolare, il ricorso ha dedotto l’illegittimità del Pit, nella parte in cui consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse, in un’area, quale quella del Parco naturale delle Alpi Apuane, in cui sussistono rigorosi vincoli paesaggistici, volti al mantenimento delle caratteristiche territoriali di pregio nonché alla salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati. Infatti - si fa notare - da un lato, l’Amministrazione, nel consentire le predette attività estrattive nelle cosiddette “Aree Contigue di Cava”, immediatamente adiacenti al territorio del Parco, non ha tenuto conto del vincolo paesistico generico, che ivi sussiste, previsto dall’art. 142 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio a tutela delle zone situate in montagne ad oltre 1.200 metri sul livello del mare, in aree in cui sono situati laghi, fiumi e torrenti, corsi d’acqua, circhi glaciali, parchi, boschi e zone gravate da usi civici e di interesse archeologico, nonché dei vincoli paesistici puntuali, stabiliti da Decreti Ministeriali per il notevole interesse pubblico di alcune zone delle Alpi Apuane situate nei Comuni di Pescaglia, Camaiore, Stazzema, Careggine, Vergemoli, Molazzana, Minucciano, Vagli Sotto e Carrara».

Si ricorda che «Il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive. Tuttavia, gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Z.p.s.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” , dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse. L’intervento ad adiuvandum del GrIG ha l’obiettivo dell’annullamento parziale delle parti del Pit che consentono la prosecuzione o la riapertura dell’attività di cava in violazione di legge». —