La maglia fluorescente portafortuna della Lucchese

La storia è iniziata con i 3 punti conquistati a Pontedera a cui sono seguiti i pareggi a Livorno e ieri l’altro a Lecco

Luca Tronchetti

LUCCA. Esteticamente quel giallo fosforescente, del tutto simile alla pettorina che indossano gli operai Anas addetti ai cantieri autostradali, non sarà il massimo dalla vita. Ma a livello scaramantico funziona. La Lucchese da quando, lontano dal Porta Elisa, ha abbandonato i tradizionali colori rossoneri e indossa la quella casacca gialla flou – che si addice più a un portiere (ricordate Gordon Banks e Ricky Albertosi, i primi ad indossare quei colori all’epoca ritenuti sgargianti) che a un giocatore di movimento – non ha più conosciuto il sapore amaro della sconfitta. Non ci credete? Eccovi serviti: Pontedera-Lucchese 0-1; Livorno-Lucchese 1-1; Lecco-Lucchese 2-2. Tre partite, cinque punti. E non si venga a dire che si tratta una scelta dettata dal cromatismo arbitrale. Perché il rossonero non può essere confuso con il granata o il bluceleste. Diceva il grande Eduardo De Filippo, maestro del teatro italiano, “essere superstiziosi è da ignoranti ma non esserlo porta male”. E nel calcio, dove di cultura non è che se ne respiri granché, questa massima diventa un questione di principio perché la scaramanzia e la cabala fanno parte del mondo del pallone. Gesti, oggetti, riti, si consumano in tutte le epoche e in tutti i continenti. A dispetto della tradizione, della storia e del blasone del club. D’altronde nel calcio, ancora di più rispetto agli altri sport, la cosa che conta maggiormente è la vittoria. Con o senza la tua maglia.


INGHILTERRA E BRASILE

Nel 1966 la nazionale dell’Inghilterra, a causa di un sorteggio perso, indossa la casacca rossa anziché la tradizionale bianca nella finale mondiale di Wembley con la Germania vinta per 4-2 tra le polemiche per il gol non gol di Hurst. Ma il massimo della scaramanzia spetta al Brasile. Tutti siamo abituati a vedere la nazionale carioca in maglia gialla, ma prima del 1950 i sudamericani giocavano in maglia bianca. Poi nella finale mondiale – quella del Maracanazo, persa 2-1 in casa con la Celeste (Uruguay) che provocò un lutto nazionale – la Federazione decise di bandire la candida casacca indossata quel giorno maledetto. Venne indetto un concorso per disegnare una nuova divisa che comprendesse i colori della bandiera (giallo, verde, bianco e blu). Ìl concorso venne vinto da un diciannovenne che disegna la casacca gialla, i pantaloncini blu e i calzettoni bianchi con decorazioni verdi.

REAL MADRID DOCET

Anche una supersquadra come il Real Madrid si affida alla superstizione per vincere all’Allianz Arena, la tana del Bayer Monaco. Nel 2018 le Merengues, visto che i tedeschi indossano il loro classico completo rosso, potrebbero vestire senza problemi con la tradizionale «Camiseta Blanca». Invece scendono in campo con la seconda maglia: quella nera. Il motivo? Scaramatico e propiziatorio. L’anno prima con quella divisa avevano battuto i rivali in Champion’s League a domicilio. —

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