Monaco, il ritorno a casa dell’unico grande Capitano

Domani  allo stadio la presentazione della mente della Lucchese dell’Omone: «La Toscana mi porta bene. A Carrara ho vinto, a Prato ho salvato la squadra»



Francesco Monaco, 55 anni, 294 presenze e 6 reti in 10 stagioni di campionato con la maglia della Lucchese, l’unico vero grande Capitano della squadra dell’Omone rimasta nel cuore della tifoseria, è il nuovo allenatore dell’Asd Lucchese 1905 srl iscritta in soprannumero alla serie D nella stagione 2019-20.


Un ritorno a casa per il motorino del centrocampo di Corrado Orrico che proprio da Lucca e come vice del maestro di Volpara nella stagione 2000-2001 aveva, alla fine della sua lunga carriera, iniziato il mestiere di allenatore in C1. Inutile dire che Monaco è al settimo cielo: «Mi ha chiamato il ds Deoma e confesso di essere emozionato come un bambino che va alle elementari. Diciannove anni fa ho iniziato la carriera come allenatore nella Lucchese e adesso, se tutto va per il verso giusto, torno al mio primo grande amore. Il cordone ombelicale con questa splendida città e con la sua gente non si è mai reciso. Anche se vivo ad Ascoli torno spesso a Lucca. L’ultima volta sono stato a marzo a Capannori per la presentazione del libro “Mi ritorni in mente” storie e leggende della Lucchese visto che gli autori mi hanno dedicato un intero capitolo. In quella circostanza ho rivisto con piacere Carlo Pascucci e Bruno Russo. Pensare che adesso la Ruspa sarà il mio presidente! Quando ci ho parlato per telefono gliel’ho detto: Bruno, ora come ti devo chiamare?». Non sta nella pelle, il Capitano. Non vede l’ora di rimettere la tuta e tornare in campo per guidare un manipolo di ragazzi di belle speranze: «Sì, mi manca il lavoro quotidiano e l’adrenalina della partita. Sono stato un anno fermo (Francesco, uomo di valori, viaggia senza procuratore), e questa chiamata mi riempie di gioia. Per la Lucchese sarei venuto a prescindere, la categoria non conta nulla per chi ama questi colori».

Monaco non ama fare proclami e con molta umiltà prova ad indicare la rotta da seguire: «Innanzitutto bisogna ringraziare Santoro, Russo, Deoma e gli sponsor che hanno permesso di continuare una storia secolare. In questi tempi di crisi economica non era semplice ripartire dalla serie D visto che servivano 300mila euro solo per l’iscrizione. Cosa prometto ai tifosi? Sacrificio e impegno da parte di tutti coloro che scenderanno in campo per onorare la maglia della Lucchese. Ma è bene essere onesti: quest’anno si parte da zero e gli obiettivi non sono quelli di vincere il campionato. Dobbiamo consolidarsi e gettare le basi per un futuro migliore. Sono altre le formazioni favorite. Noi partiamo a fari spenti con la nostra dignità da difendere. Chiedo quindi a chi vuole bene veramente a questi colori di avere pazienza e di non pretendere tutto e subito. È un progetto sportivo che ha bisogno di mettere radici solide». La Toscana è terra fertile per Monaco versione allenatore: «Mi ha sempre portato bene: a Carrara ho vinto il campionato di C2 nella stagione 2010-2011, a Prato ho contribuito ad una salvezza in Prima Divisione che sembrava una chimera a due mesi dalla fine del campionato 2016-17. E come dice il proverbio: non c’è due senza tre».

“Un capitano, c’è solo un capitano” cantano i tifosi. Forza Monaco, piccolo grande uomo. Da te parte la Rinascita Rossonera. —