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Il negozio fallisce e il contributo Covid sparisce: nei guai ex titolare di una pelletteria

La pelletteria in via Fillungo

È accusato di bancarotta, abuso di finanziamenti statali e omessi versamenti contributivi

LUCCA. Buona parte dei finanziamenti a fondo perduto – 18000 sui 25000 ricevuti come contributo dallo Stato – per il commercio al dettaglio legati all’emergenza Covid accreditati sul conto corrente aziendale spariscono nel nulla in pochi giorni e, in seguito agli accertamenti della curatela fallimentare, emerge che nel 2019 attraverso continui prelevamenti in contanti vengono distratti dallo stesso conto oltre 39mila euro. In buona sostanza nell’arco di dodici mesi si volatilizzano dalla disponibilità della ditta individuale circa 57mila euro. Ma il commerciante non solo s’impossessa di somme destinate all’attività d’impresa, ma dal 2009 non versava mai un euro di tasse e non risultano dalle farraginose e incomprensibili scritture contabili che abbia mai versato i contributi previdenziali sino alla data del fallimento datato 30 novembre 2021 causando un passivo accertato di 560.882 euro.

Nei guai è finito l’ex titolare della ditta individuale “J & K Pelletteria Artigianale” in via Fillungo 148 attualmente gestita da un altro commerciante estraneo alla vicenda processuale. L’ex titolare del negozio di pelletteria del centro storico è un negoziante cinese di 35 anni residente nella periferia cittadina. La procura lo accusa di bancarotta fraudolenta per distrazione, abuso dei finanziamenti Covid, omesso versamento dei contributi assistenziali e previdenziali e incompleta tenuta dei registri contabili allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto per non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. L’indagine è in dirittura d’arrivo e il sostituto procuratore Lucia Rugani ha disposto l’invio dell’avviso di conclusione delle indagini prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio. Il fallimento della pelletteria avviene in seguito a un’esposizione debitoria superiore ai trentamila euro e che viene comunicato al tribunale dall’Agenzia delle Entrate.

Il giudice delegato ai fallimenti, Carmine Capozzi, prende in carico il fascicolo e il tribunale fallimentare (presidente Giulio Giuntoli, giudice Giacomo Lucente e relatore Carmine Capozzi) dichiarano il fallimento della ditta individuale nominando il commercialista Luciano Fazzi come curatore. E nel giro di pochi mesi il professionista scopre l’esistenza, all’interno dell’istituto di credito dove il negoziante detiene il conto corrente, di una cassetta di sicurezza a lui intestata e che risulta essere stata aperta da altra persona legata all’indagato con il fondato pericolo che il contenuto sia stato distratto dal patrimonio dell’impresa fallita.

Sempre stando alle indagini il commerciante cinese nel 2019 ha dichiarato ricavi per 289 euro nonostante gli incassi siano evidenziati dal Pos e costi per 92mila euro di cui 71mila da lavoro dipendente. Dalla consultazione del cassetto fiscale non risultavano versamenti contributivi e previdenziali. L’esposizione con l’Agenzia delle Entrate ammonta a 207mila euro su Lucca e 269mila euro su Firenze dove svolgeva una precedente attività nell’ambito dello stesso settore. Infine nel corso del 2020, dopo il ricevimento del finanziamento statale di 25mila euro, in pochi giorni 18mila euro vengono prelevati in contanti dal commerciante.

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