Un altro medico decide di andarsene dal pronto soccorso

L’ingresso del pronto soccorso del San Luca (archivio)

Le condizioni di lavoro favoriscono la sindrome da burn-out Il presidente dell’Ordine: «Situazione sempre più grave»

LUCCA. È un termine inglese che però, negli ultimi tempi, è diventato di uso sempre più comune. Si tratta del burn-out, o, meglio, della sindrome da burn-out, diagnosticata sempre più spesso dai medici e, soprattutto, sui medici. In sintesi è una condizione di profondo disagio psicofisico provocato dalle condizioni di lavoro, che nei casi più gravi possono portare a uno stress tale da indurre alla drastica decisione di licenziarsi e abbandonare il proprio lavoro. Ebbene, proprio il burn-out pare essere all’origine dell’ennesima dimissione di un dottore in forza al pronto soccorso del San Luca, che già soffriva una carenza valutabile in una decina di medici. E proprio quella carenza, che si traduce in carichi di lavoro sempre più insostenibili (e non si tratta di un lavoro da poco, visto che abbiamo a che fare con la salute delle persone) è una delle cause dello stress di cui è oggetto il personale sanitario. E, in una sorta di circolo vizioso, mancando ulteriore personale, quei carichi di lavoro e il relativo stress aumentano ulteriormente per chi resta, col rischio di favorire l’ulteriore diffondersi della sindrome.

Il problema ha origini relativamente lontane nel tempo, e riguarda più o meno tutte le categorie: dagli ospedalieri ai medici di famiglia, dai dottori agli infermieri. Carichi di lavoro eccessivi (con anche una componente burocratica in continuo aumento), richieste crescenti (e non sempre legittime) degli assistiti, cui, negli ultimi due anni, si è aggiunto come un macigno l’elemento Covid, che non è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma proprio una secchiata d’acqua.


Il risultato è che chi c’è vuole andarsene, ed è difficile anche trovare chi voglia entrare. E questo soprattutto nei reparti di pronto soccorso. Non solo per una carenza, che pure c’è, di laureati in medicina, ma anche perché pure chi ha la vocazione (che è fondamentale) per lavorare nella medicina di urgenza, valuta bene la situazione e alla fine tende a rinunciare (come dimostrano i bandi che vanno regolarmente deserti). E tutto questo si ripercuote automaticamente sulla qualità dell’assistenza e su tempi di attesa che si fanno sempre più lunghi.

«Sulla base di quest’ennesima dimissione – commenta il presidente dell’Ordine dei medici di Lucca Umberto Quiriconi – occorre allertare tutti, i decisori politici, gli amministratori, e soprattutto i cittadini, per la grave situazione che va delineando e che riguarda tutti».

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