Il 6 luglio udienza decisiva per evitare il dibattimento

Ursula Turri, l’operatrice sanitaria trovata morta nella sua camera da letto a Barga

Il dna trovato sotto le unghie di Ursula Turri, operatrice sanitaria soffocata  appartiene a Fabio Picciolo. I suoi legali chiedono per lui una serie di perizie

BARGA. Viene meno l’ipotesi che un importante spaccato della vita di un piccolo comune della Media Valle possa in qualche modo emergere nel corso di un’udienza dibattimentale pubblica in Corte d’Assise che vede alla sbarra con le accuse, gravissime, di omicidio volontario semplice senza l’aggravante della premeditazione e cessione di sostanze stupefacente, un dipendente comunale impiegato per quasi trent’anni all’ufficio protocollo del comune di Barga.

Perché l’imputato Fabio Picciolo, 58 anni, celibe, già detenuto per altra vicenda legata alla detenzione di droga ai fini di spaccio, con ogni probabilità usufruirà durante l’udienza camerale – che è stata rinviata al 6 luglio – del rito abbreviato condizionato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Un tipo di omicidio, quello in assenza di indicazioni motivazionali, che consente ancora l’applicazione del rito abbreviato di fronte al giudice dell’udienza preliminare.


É quanto sembra emergere al termine dell’udienza gup davanti a Simone Silvestri svoltasi ieri poco dopo le 14 alla presenza del pm Antonio Mariotti, di uno degli avvocati difensori, Gianmarco Romanini, dell’avvocato di parte civile, Paolo Mei che aveva assieme il padre e il fratello della donna che si ritiene essere stata uccisa. Per la procura infatti, la morte di Ursula Turri, 49 anni, operatrice sanitaria trovata cadavere il 19 novembre 2019, 24 ore dopo il decesso, nella sua abitazione sotto il centro di Barga, non fu causata da un malore improvviso o a una sospetta overdose come ventilato in un primo momento a causa dei suoi problemi di tossicodipendenza. La donna sarebbe stata ammazzata. Soffocata con un cuscino nella sua camera da letto da una persona che conosceva bene e che, stando all’accusa, gli forniva lo stupefacente: Fabio Picciolo. Nel corso dell’udienza camerale – durata poco più di mezz’ora – la difesa Picciolo ha indicato la nomina un consulente genetista docente all’università Cattolica di Milano per il deposito di una perizia legata al dna dell’imputato dopo che la procura – con la nomina dei genetisti Silvano Presciuttini e Anna Rocchi dell’università di Pisa – era riuscita a rilevare tracce del dna riconducibili a Picciolo sotto le unghie della vittima e sul cuscino della donna trovata morta nella sua camera da letto. Per il medico legale Stefano Pierotti la morte di Ursula Turri, operatrice sanitaria, avvenne attraverso soffocamento provocato con il guanciale del suo letto da una persona che lei conosceva bene e che, per l’accusa, la riforniva di stupefacente. E la difesa, nell’udienza di ieri, ha chiesto, senza tuttavia indicare al giudice il quesito legato alla richiesta, di poter sottoporre l’imputato a una perizia psichiatrica legata al suo stato di tossicodipendenza. L’impressione è che il 6 luglio il processo entrerà nel vivo con l’interrogatorio dell’imputato e potrebbe giungere anche la sentenza di primo grado. Originariamente gli inquirenti in relazione alla morte di Ursula Turri avevano pensato a una causa naturale oppure a un decesso causato da overdose visto che la vittima in passato aveva fatto uso di sostanze stupefacenti. Ma nella casa della donna, nonostante un’accurata perquisizione, non venne rinvenuto alcun tipo di droga.

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