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Lucca, estate senza stagionali: «Ecco perché i giovani non accettano più»

Giovanni Cafagna

Per molti titolari incidono il reddito di cittadinanza e la ricerca di altre prospettive. Ma per Anls, associazione di lavoratori, pesano la bassa paga e i pochi sussidi

LUCCA. La stagione estiva, quella maggiormente proficua sul piano del turismo, si sta avvicinando a grandi passi. Se fino a qualche anno fa non era un problema per i gestori delle attività che sui turisti vivono (pubblici esercizi ma anche negozi) trovare lavoratori stagionali, anzi gli invii di curriculum erano innumerevoli, adesso la situazione si è letteralmente capovolta. Buona parte dei titolari di bar, ristoranti, pizzerie e alberghi lamenta la mancanza di profili da assumere nei mesi estivi. In un contesto nazionale che vede un aumento degli occupati (+0,4 per cento, pari a +81mila nello scorso mese di marzo), i motivi che provano a giustificare questa situazioni sono diversi, con una prospettiva differente a seconda delle categorie che li indicano.
Gli imprenditori del turismo puntano il dito sulla disaffezione per questi mestieri, passando per un reddito di cittadinanza che non spingerebbe gli inattivi a trovarsi una nuova occupazione fino ad arrivare alla concorrenza di altri settori. Ginevra Maionchi, titolare del Bar Montecatini di via del Gallo, non ha ancora trovato un barman, nonostante un’offerta lavorativa di un contratto a tempo determinato dalla durata annuale. «A ora ho sostenuto un paio di colloqui con candidati senza l’esperienza giusta e giovani che avevano lavorato per lo più come camerieri – spiega –. Ci servono profili che sappiano come muoversi nella preparazione dei cocktail. Il nostro settore, bisogna ammetterlo, nella ricerca del personale è in difficoltà. Quali sono le cause? Credo sia un mix tra il reddito di cittadinanza, per alcuni è un freno alla ricerca di lavoro, e gli ultimi due anni che abbiamo vissuto in simbiosi con la pandemia». Sulla stessa linea anche Roman Korol, uno dei due titolari del ristorante Stravinsky in via Elisa. «Siamo alla ricerca di una persona che sappia lavorare in sala e al tempo stesso dare una mano in cucina – spiega Korol –: è una situazione simile a quella che stanno vivendo altri colleghi. Magari chi si propone, dopo un periodo iniziale, si guarda anche intorno alla ricerca di un’opportunità più consona pure per motivi logistici».
Motivazioni respinte con da Giovanni Cafagna, presidente Anls (Associazione nazionale lavoratori stagionali). Se i datori di lavoro faticano a trovare personale, se latitano gli stagionali la causa non deve essere inquadrata nel reddito di cittadinanza bensì alla precarietà del sistema di sostegno da parte dello stato. «Il punto di non ritorno risale al 2015 quando il governo Renzi ha introdotto, all’interno del Jobs Act, la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) che ha ridotto l'indennità di disoccupazione per gli stagionali – spiega Cafagna :, Nella pratica, il lavoratore ha diritto alla metà delle settimane nelle quali è stato impiegato: se lavora sei mesi, ha diritto a tre di disoccupazione. è una situazione insostenibile per coloro che devono portare avanti una famiglia». C’è poi la questione, fondamentale, della paga: «Sui quasi 40mila stagionali in Toscana, è una percentuale minima che non va oltre il 5 per cento a essere pagata secondo gli standard. Consideriamo un lavapiatti: il suo stipendio base è di circa 1.400 euro mensili. A cui aggiungere gli straordinari, che in estate vanno ben oltre il limite concesso inbusta paga: in media si calcolano circa 130 ore di straordinario nei mesi clou dellastagione, che a 10 euro all’ora porterebbero lo stipendio a 2.700 euro al mese. Quanti sarebbero disposti a pagare cifre simili?» .

Dopo due estati in cui si era verificato un boom, in parte costretto dalla pandemia, di turismo interno, nei prossimi tre mesi il sistema Italia si gioca tanto. «Se non verranno offerti servizi, molti italiani torneranno a scegliere mete estere – afferma Cafagna –. Prevedo un'estate da bollino rosso per carenza di personale, con tutte le conseguenze derivanti come essere costretti a ritoccare l'orario di chiusura oppure, per quanto riguarda gli hotel, addirittura non aprire la cucina per cena e pranzo».
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