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Allarme medici di famiglia, molti lasciano in anticipo. Motivi? Stress, burocrazia e poche risorse

L’accusa lanciata da Quiriconi, presidente dell’Ordine: «Salute dei cittadini e logiche aziendali non vanno d’accordo»

LUCCA. Si dà la colpa alla pandemia, ma le difficoltà del sistema sanitario nascono da lontano, all’epoca della nascita delle Asl. Prima si spendeva troppo e male, oggi siamo all’opposto. C’è quindi molta preoccupazione e l’Ordine dei medici, chirurghi ed odontoiatri di Lucca lo ha espresso da tempo immemore. Lo dice a chiare lettere il presidente provinciale, Umberto Quiriconi.

Poco meno della metà dei medici di famiglia che negli ultimi due anni sono andati in pensione (21 a tutt’oggi, una trentina entro dicembre) a Lucca e provincia, hanno lasciato anticipatamente. Fra i vari motivi sono segnalate situazioni psico-fisiche di stress prolungato, quella che viene definita sindrome del “burn out” ovvero una condizione d’affaticamento e demotivazione.


«Il fenomeno del “burn out” ha iniziato ad affacciarsi ben prima della pandemia da Covid e più precisamente da quando hanno iniziato a prevalere le logiche finanziarie e non la salute dei cittadini, nella gestione del servizio sanitario nazionale; logiche contraddistinte da progressivi tagli lineari che hanno interessato sia la spesa sanitaria che la formazione dei giovani colleghi con il risultato di un impoverimento delle risorse strumentali e di personale e conseguente importante ostacolo a un esercizio professionale appropriato, sereno e gratificante».

Se dovesse mettere al primo posto fra le motivazioni di tali scelte, indicherebbe la crescente burocrazia
?

«Senz’altro la burocrazia costituisce un elemento di grave disturbo dell’esercizio professionale del medico poiché sottrae moltissimo tempo alla relazione di cura ed alla visita clinica del paziente. Per di più talora è talmente assurda e ingiustificata che viene il sospetto sia usata in modo strumentale dall’amministrazione sanitaria per creare ostacoli alla prescrizione di presidi diagnostici e terapeutici. Non è tuttavia il principale fattore di stress dei medici, le motivazioni vanno piuttosto ricercate nella assoluta carenza degli organici sia in ambito ospedaliero che territoriale a causa delle mancate assunzioni conseguenti sia a errori nella programmazione (più volte denunciata) della formazione post laurea, sia a colpevoli negligenze da parte delle Asl nella predisposizione dei corsi abilitanti».

Andremo verso un impoverimento del rapporto medico-paziente?

«Stanti così le cose è un pericolo reale, dobbiamo stare attenti noi medici poiché la parte pubblica, causa le ristrettezze finanziarie, mostra la tendenza a surrogare certe funzioni proprie della professione medica sia ricorrendo ad altre professioni sanitarie non mediche, sia mediante l’impiego della tecnologia telematica che può costituire certamente un elemento per consulenze a distanza, ma che non può e non deve sostituire il rapporto diretto del medico col malato. Ci sono, come detto, la burocrazia soffocante e le carenze negli organici che impediscono di dedicare tempo alla relazione medico paziente».

Da quando si è laureato, si sarebbe mai immaginato un così radicale cambiamento

«No. Ho iniziato a rendermi conto di questo cambiamento con l’avvio del processo di “aziendalizzazione” del servizio sanitario nazionale. Intendiamoci bene, negli anni precedenti c’era stata una gestione finanziaria assai disinvolta della spesa sanitaria con sprechi enormi che sarebbero stati incompatibili con le risorse a disposizione nel periodo successivo a fronte del crescente aumento dei costi relativi all’assistenza e all’evoluzione del concetto stesso di salute, intesa non più come semplice assenza di malattia, ma come stato di benessere bio-psico-sociale. Siamo passati tuttavia da un estremo all’altro con contrazione drastica dei mezzi finanziari disponibili. Da ultimo credo proprio che dopo la difficile prova costituita dall’epidemia Covid vada elogiata tutta la classe medica, assieme alle altre professioni sanitarie, per il sacrificio e l’abnegazione mostrata in questo frangente».

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