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Ristoratori e baristi a Bagni di Lucca, storie di resistenza al vuoto di clienti

Marco Frati e Alina Pocceschi

I locali e i negozi soffrono per il calo di turisti e clienti. Ma c’è chi non si arrende aspettando tempi migliori

BAGNI DI LUCCA. La testimonianza di chi, dietro un bancone o dietro una cassa, non si vuole arrendere. Sono le persone che cercano di resistere nella speranza che arrivino presto i ristori per i mancati incassi promessi dal governo, ma è sempre più difficile portare avanti l’attività se sei un ristoratore o un commerciante. Il sostegno arrivato dal Comune che ha cancellato la tassa sul suolo pubblico e concesso ai locali di ampliarsi all’esterno ha dato respiro fino a quando non è arrivato l’inverno. Un aiuto è giunto anche dalla riduzione della tariffa rifiuti, ma tirare avanti è davvero un’impresa.

Tra chi ci prova c’è Marco Frati, titolare del bar ristorante Topo Gigio di Fabbriche di Casabasciana: «Noi restiamo aperti, anche se è calato il flusso dei tanti turisti che transitavano sulla statale del Brennero. Problemi causati dal Covid a parte, è questo il danno più grande. Però la clientela che ci conosce da anni è rimasta e con quella andiamo avanti». La famiglia Frati gestisce il bar ristorante dal 1976 e già pensa ai festeggiamenti per il cinquantesimo anno dall’inizio dell’attività. Titolare è stato fino a alcuni anni fa il padre di Marco, Sergio, 80 anni, molto conosciuto, oltre che per la sua capacità tra i fornelli anche per la passione che ha per la Divina Commedia, che continua a declamare ai frequentatori del locale. A condurre la gestione sono però Marco, 48 anni e il fratello John, 43. Un terzo fratello, Dario, ha scelto una strada diversa e vive e lavora in Scozia. «A due anni dall’inizio della pandemia non dobbiamo lamentarci – prosegue Frati – certo, abbiamo dovuto ridurre il personale, ma l’attività in generale regge. È calato il flusso delle colazioni, non c’è più lo stesso numero di turisti che vanno verso la montagna. Ma contiamo sulla nostra “famiglia allargata”: la gente che ci conosce da anni, sa come lavoriamo e non ci ha abbandonato. Siamo aperti a colazione e a pranzo. Serviamo le persone che lavorano nei boschi, sulle colline qua vicino, i lavoratori dell’Anas e dell’Enel. Poi ci sono le persone che abitano nelle frazioni vicine, i paesani. Abbiamo fatto anche l’asporto, un grosso impegno, ma non volevamo far sentire abbandonati i clienti».


E non si arrende nemmeno Alina Pocceschi, titolare del bar “Le Comari”, davanti al municipio, dal 2015 un punto di riferimento per la gente di Bagni. Alina ci mette l'anima, e non nasconde che gli ultimi due anni sono stati molto difficili. Però è piena di speranza, non vuole mollare e confida di rivedere al più presto pieno di clienti il suo locale: «In questi mesi tristi non solo io, ma tutti gli operatori commerciali si sono rimboccati le maniche. Ci siamo chiesti più di una volta che cosa fosse più opportuno fare. Andare avanti o no dopo tanti sacrifici e tanto impegno? Non è stato facile resistere e non lo è neppure ora, come non è facile controllare la documentazione a tutte le persone che entrano. Qualcuno fa storie. Ho deciso comunque di rimanere sempre aperta la domenica, di continuare, nonostante tutto. Anche quando in giro non c'è nessuno. Mi auguro, e ci voglio credere, di poter tornare al più presto alla vita che facevamo prima, ma ci vorrà del tempo. Gli aiuti, per me come per gli altri sono arrivati dal governo precedente, ancora stiamo aspettando che arrivino i ristori da Draghi». I clienti? «Ci sono i lavoratori, ma mancano i ragazzi delle scuole, quelli che passavano per comprare la merenda – racconta Alina – sono spariti anche i frequentatori del primo pomeriggio, quelli che si fermavano nell’area vicino l’ingresso del bar a passare il tempo osservando il via vai del paese. Ma voglio vedere la luce in fondo al tunnel. È difficile, ma voglio crederci. Ho fatto tanti sacrifici e non mollo».

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