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Estorce denaro a un anziano, condannata assistente sociale

Ex amministratrice di sostegno nei guai anche per circonvenzione d'incapace: lei lo avrebbe accusato di aver abusato di una sua amica per chiedergli denaro

CAPANNORI. É stata condannata in abbreviato per circonvenzione d’incapace ed estorsione a tre anni di reclusione e 640 euro di multa usufruendo dei benefici di legge un’ex assistente dei servizi sociali Asl, che aveva lavorato a Lucca e a Cisanello, e a cui il giudice tutelare aveva affidato, in veste di amministratrice di sostegno, una paziente ultrasessantacinquenne residente a Capannori.

Stando all’accusa, che ha avuto parziale conferma della sentenza in udienza camerale emessa dal gup Antonia Aracri, l’ormai ex amministratrice sarebbe riuscita a circuire a tal punto la pensionata – affetta di disturbi psichici e deceduta nel 2020 – sino a disporre della sua Postepay. Non solo.

L’ex assistente sociale, che oggi risiede a San Giuliano Terme, avrebbe compiuto il reato di estorsione nei confronti di un uomo di 42 anni con problemi di natura cognitiva aggravati in seguito a un incidente stradale e che lei aveva in affidamento.

Lo avrebbe accusato di aver abusato di una sua amica e gli avrebbe chiesto somme di denaro mediante messaggi vocali (per due volte 500 euro come ricariche telefoniche) per evitare di denunciarlo e raccontare tutto al padre. Accuse ridimensionatesi dopo il risarcimento del danno alla parte lesa che non si è costituita parte civile. Una storia, quella che vede protagonista l’ex assistente sociale Lisa Bandoni, 40 anni, iniziata nel 2014 quando, per motivi legati alla sua attività professionale, conosce la pensionata ultrasessantenne della Piana affetta da disturbi di carattere psico-fisico che per un periodo viene ricoverata in una struttura lucchese.

Un legame forte tanto che, dopo che il giudice accerta l’incapacità d’intendere e volere anche attraverso una consulenza della procura, all’ex assistente sociale viene affidato il compito di amministratrice di sostegno, un ruolo alla stregua del pubblico ufficiale. Tutto bene sino a quando, durante una visita a un centro d’igiene mentale, l’ormai quasi settantenne si lamenta perché non le viene dato da mangiare. Per le sue caratteristiche fisiche i dietologi le impongono di alimentarsi con prodotti freschi, ma lei sostiene che non ha i soldi per comprarli. È a quel punto che gli inquirenti, avvertiti dall’Asl, effettuano controlli sull’amministratrice di sostegno.

Scoprono che ha a disposizione e usa la Postepay Evolution della donna (una carta prepagata) e che ha ottenuto un prestito da 15mila euro per l’acquisto di un’auto con la garanzia della pensionata che provvede a saldare le rate non pagate. A quel punto il giudice revoca alla donna l’incarico di amministratrice di sostegno e le impone anche la misura cautelare del divieto di avvicinamento nominando un’altra figura di amministratore. Ecco allora, e siamo nel maggio 2019, che entra in gioco la madre ultrasessantenne dell’ex assistente sociale – che il gup condanna a dieci mesi con i benefici – che, per conto della figlia, continua a visitare la casa della pensionata chiedendo soldi per pagare le bollette approfittando della vulnerabilità della donna. Una situazione che sarebbe proseguita se il pm non avesse chiesto e ottenuto le intercettazioni telefoniche che hanno chiarito molti dubbi.