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Dai campi fino alla bottiglia, birreria a km zero nella Piana lucchese

Nicola Baroncini, Marco Fornai e Gabriele Lorenzi

Tre giovani hanno dato vita alla “Radical” seguendo l’intera filiera produttiva. Dai campi di orzo e luppolo ad Altopascio allo stabilimento di Porcari

CAPANNORI. Tre soci trentenni, una passione enorme per la birra, il pallino della filiera corta e, dopo un’accurata fase di studio, il progetto che si realizza nella Piana di Lucca. Si chiamano Gabriele Lorenzi, Marco Fornai (nati e cresciuti in zona) e Nicola Baroncini (originario di Viareggio) e nel 2020, in piena pandemia, hanno scommesso sulla loro passione e hanno lanciato Radical Brewery & Radical Farm. Nella terra che da decenni vede il vino farla da padrone, Gabriele, Marco e Nicola hanno puntato sulla loro birra, che dalla coltivazione delle materie prime principali, orzo e luppolo, all’imbottigliamento è al 100 per cento locale.

Tutto nasce attorno ai corsi dedicati al mondo brassicolo (ossia della lavorazione della birra) e agli stage che i ragazzi frequentano per affinare le loro conoscenze. Marco e Nicola rafforzano l’amicizia sui campi da rugby, sport che entrambi praticano e che di birra, storicamente, ne vede scorrere a fiumi sia sugli spalti che nel dopo-partita, il mitico terzo tempo che vede i giocatori delle squadre che si sono appena affrontate fraternizzare davanti a un boccale pieno. Gabriele li segue e dà il là al progetto.


Nel 2020, a febbraio, poco prima dello scoppio della pandemia, partono con la loro idea di birrificio artigianale agricolo. Il Covid-19, però, li costringe a rimodulare il loro piano. «Abbiamo iniziato a produrre la nostra birra, su nostra ricetta, a Milano – raccontano – e siamo partiti con la commercializzazione. È andata bene – dicono con orgoglio – e da lì a decidere di investire sul territorio il passo è stato breve». Iniziano così i lavori per la realizzazione del birrificio, nel comune di Porcari, che proprio in questi giorni sta per essere terminato.

Allo stesso tempo, i tre continuano a lavorare alla parte agricola del progetto, ovvero l’avvio della coltivazione e produzione di orzo e luppolo. Il luppolo in particolare richiede tempo: le piante hanno bisogno di quattro/cinque anni per iniziare a produrre a dovere.

I terreni si trovano nel comune di Altopascio: otto ettari a orzo, che poi viene lavorato, ovvero maltato, in loco nella malteria realizzata appositamente. Altri quattro ettari sono invece coltivati a luppolo. E qui sta la particolarità: il luppolo made in Italy, infatti, è una rarità. «Solo altre due aziende lo coltivano in Italia – spiega Fornai – A fronte di 3/4mila ettari di coltivazione necessaria per rispondere al fabbisogno dei birrifici artigianali italiani, solamente 60 ettari vengono effettivamente coltivati sul suolo nazionale. Noi produrremo più di quello di cui abbiamo bisogno, per entrare nella filiera produttiva nazionale e vendere ad altri birrifici parte del nostro raccolto».

Dalla coltivazione alla birrificazione “a km zero” il passo non è stato breve e neanche senza difficoltà, ma i tre giovani imprenditori non hanno mollato e ora stanno per inaugurare un impianto in grado di produrre fino a 1.200 ettolitri di birra all’anno e una cantina da 100 ettolitri.

Quattro le birre targate Radical Brewery al momento, due delle quali senza glutine (la “Before the storm” ha recentemente vinto il “World gluten free beer aword") e una, in stile blanche, che viene realizzata con grani selezionati coltivati a pochi chilometri da Lucca. «Perché filiera corta e territorialità per noi sono fondamentali e continueremo a lavorare per garantirli al 100 per cento».

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