Quirinale, l'ipotesi Marcello Pera bocciata dall'ex sindaco di Lucca: «Un barzellettiere, si inventò un attentato»

A sinistra l'ex sindaco di Lucca, Pietro Fazzi, insieme a Marcello Pera

L’ex presidente del Senato sarebbe il piano B del centrodestra. Pietro Fazzi: «Manca dell’equilibrio che è richiesto dalla carica» 

LUCCA. Da metà gennaio 2022 - giorno più, giorno meno - se ne parla apertamente. Marcello Pera, ex presidente del Senato ed ex professore universitario di filosofia, fa parte della rosa dei nomi che il centrodestra - e in particolare Matteo Salvini - potrebbe sfogliare in vista del voto per il prossimo Presidente della Repubblica. Il primo giro di preferenze è fissato per il 24 gennaio. Pera, lucchese doc, nel volgere tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni Duemila, ha legato parte della sua carriera politica a un altro - allora - esponente di Forza Italia: l’ex sindaco di Lucca, Pietro Fazzi. Fra i due finì male: lo scontro sul partner per Gesam Gas costò a Fazzi la sfiducia in consiglio comunale.

E proprio l’ex sindaco ha lanciato un affondo contro l’ex numero uno di palazzo Madama: «Marcello Pera Presidente della Repubblica? No. Non ha i requisiti per un ruolo che richiede equilibrio e saggezza».


Fazzi spiega subito che «questa conclusione non ha niente a che vedere con la gestione politicamente dissennata e inconcludente delle vicende politico-amministrative locali. Niente a che vedere con l’affondamento della giunta provinciale guidata dall’ingegner Grabau, o con quella del Comune di Lucca che portava il mio nome, no. Penso invece alla dote dell’equilibrio e della prudenza le quali massimamente si richiedono al Capo dello Stato che “rappresenta l’unità della nazione”».

Fazzi porta alcuni esempi: «Che dire dei ripetuti attacchi a papa Francesco del quale Pera è arrivato a chiedere le dimissioni? “Pontificato scandaloso, Bergoglio disorienta i fedeli. Papa Francesco fa politica ed è contro la Tradizione”. Affermazioni tanto gravi quanto gratuite, autentiche invasioni di campo, inaccettabili e rozze, soprattutto da chi si ammanta di un profilo accademico di studioso».

Ma non c’è solo il problema dei rapporti con l’Oltretevere, nell’attacco di Fazzi: «Nell’ottobre del 2002, insediato da poco alla presidenza del Senato, Marcello Pera volle fare outing al TG2, volle informare la nazione che a Palazzo Giustiniani, lui la sera cenava in mutande. Una condotta che rassicura e riempie di orgoglio tutti gli italiani e che non vorremmo mancasse al futuro ospite del Quirinale. Come pure, se non potremo avere un presidente barzellettiere, non vorremmo perderci un grande improvvisatore, come quando il candidato in pectore di Salvini, presiedendo una seduta, incautamente “informò” il Senato di un attacco terroristico consumato da un pilota di un aereo da turismo che era andato a schiantarsi sul Pirellone. “Attualmente ho conferma – disse Pera all’assemblea – che con molta probabilità si tratta di un attentato. Non posso dire di più, perché obiettivamente nessuno in questo momento può dire di più. È evidente che se questo fosse confermato, trattandosi di un grattacielo della Regione Lombardia il gesto – avrebbe anche un valore simbolico dopo l’11 settembre”»

L’affermazione – conclude Fazzi – «fu smentita dal Ministro dell’Interno Scajola e Francesco Rutelli rimbrottò il presidente Pera invitandolo ad una maggiore cautela. In realtà si era trattato di un triste ma banale incidente aereo».