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Colpi di pistola verso il rivale, condannato a cinque anni e mezzo

Lucca, nel maggio 2020 un trentenne di Bergamo tentò di uccidere un altopascese. I proiettili si infilarono nello stipite della porta

LUCCA. «Sono lo zio», così ha detto al citofono del cancello di una villa di Altopascio per far cadere in trappola la sua vittima. Ma quando la porta si è aperta e una figura si è affacciata per vedere di chi si trattava, il sedicente zio ha estratto una pistola Beretta e gli ha sparato contro quattro colpi. Per fortuna non ha avuto buona mira ma quanto accaduto ad Altopascio, la notte del 17 maggio 2020, poteva trasformarsi in tragedia.

Venerdì 14 gennaio, al tribunale di Lucca, il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci si è pronunciato sulla vicenda giudiziaria scaturita da quella sparatoria, nata da una faida tra famiglie sinti residenti tra la Toscana e la Lombardia. Al termine del rito abbreviato il giudice ha condannato a cinque anni e sei mesi di carcere per tentato omicidio Mirko Braidich, classe 1989, residente a Bergamo. Secondo quanto ricostruito, quest’ultimo nutriva sentimenti di rancore nei confronti di un 30enne imprenditore residente ad Altopascio, con cui era venuto alle mani tempo addietro sul lungomare di Genova. Una scazzottata in cui Braidich aveva avuto la peggio e che è oggetto di un procedimento incardinato al tribunale di Genova. Nel corso dei mesi successivi il trentenne residente in Lombardia aveva più volte minacciato il suo antagonista, anche attraverso dei video pubblicati sui social. Armato di pistola, annunciava di voler uccidere il rivale e violentare le sue figlie. Non si trattava di parole al vento. La sera del 17 maggio l’uomo è salito in auto a Bergamo, in compagnia di un uomo che non è stato identificato, e in autostrada è arrivato a Chiesina Uzzanese, per poi dirigersi verso la casa del rivale. Erano le 22,30 quando si è presentato al cancello della villetta di Altopascio. Ha suonato il campanello e quando la porta della villetta – che sorge una trentina di metri più in là, separata da un ampio giardino – si è aperta e il suo nemico si è affacciato, Braidich ha estratto la Beretta e ha esploso quattro colpi. Due proiettili si sono conficcati negli stipiti della porta, dove nel frattempo era comparsa anche la 28enne nipote dell’uomo oggetto dell’agguato. Per fortuna nessuno è rimasto ferito.


Braidich a quel punto è risalito in macchina ed è tornato a Bergamo. Le forze dell’ordine vengono interessate dell’accaduto e le indagini si indirizzano verso il residente a Bergamo, che sentito dagli inquirenti dice di non essersi mosso di casa. Ma nella sua auto vengono trovati i ticket dell’autostrada (peraltro non pagati) con orario compatibile a quello dell’agguato. L’inchiesta è nelle mani del sostituto procuratore Paola Rizzo, che chiede accertamenti ai Ris di Parma: addosso al sospettato vengono trovate tracce di polvere da sparo compatibili con quelle rinvenute sul luogo dell’aggressione. La procura chiede il rinvio a giudizio per tentato omicidio ma in udienza preliminare la difesa contesta il capo d’accusa ritenendo si tratti di tentate lesioni gravi. La consulenza di un perito balistico nominato dal pm dimostra che i colpi esplosi dall’aggressore sono ad altezza uomo e da quella distanza possono uccidere se raggiungono il bersaglio. Il giudice ritiene valida questa valutazione e condanna Braidich a cinque anni e sei mesi disponendo una provvisionale di 10mila euro per le parti civili (l’aggredito e la nipote) rappresentate in aula dall’avvocato Franco Bulleri.

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