Manifestazione davanti alla Tolentino dopo la comunicazione di dieci esuberi

Annuncio informale dell’azienda ai componenti della Rsu interna: i sindacati chiedono un confronto ufficiale

Luigi Spinosi

capannori. Nella calza della Befana i dipendenti della Tolentino, ex Papergroup, hanno trovato il peggiore dei regali: l’incertezza. Dal 5 gennaio, dopo una comunicazione informale, i dipendenti dei due stabilimenti di Carraia e Coselli, del gruppo specializzati nella lavorazione del tissue, vivono ore di angoscia, preoccupati per il loro futuro immediato (dal momento che è previsto un esubero di almeno una decina di lavoratori), e per quello che potrà accadere anche più in là, in base alle scelte che verranno fatte dalla proprietà.


Questo perché alla comunicazione informale non sono seguiti incontri ufficiali, ma nel frattempo hanno lo stesso iniziato a concretizzarsi le scelte annunciate la vigilia di Befana, con lo smontaggio delle linee produttive dello stabilimento di Carraia.

È così che i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, concretizzatosi ieri in uno sciopero di 24 ore, con manifestazione davanti ai cancelli dello stabilimento Tolentino di via Nuvolari.

«È iniziato tutto il 5 gennaio – spiegano i sindacalisti Simone Tesi della Slc Cgil e Massimiliano Bindocci della Uilcom, presenti alla manifestazione di ieri mattina – quando l’azienda ha comunicato agli esponenti della Rsu (la rappresentanza sindacale interna) presenti in azienda in quel momento le novità in arrivo. Nel dettaglio l’intenzione di smantellare le linee interne allo stabilimento di Carraia, per trasferirvi quelle presenti allo stabilimento di Coselli. Un’operazione al termine della quale ci sarebbe stato un esubero di una decina circa di dipendenti».

Insomma, una decisione che avrebbe avuto un grosso impatto su due dei tre stabilimenti Tolentino nel Capannorese (il terzo, la cartiera al confine con Villa Basilica e Pescia, è rimasto fuori da questa operazione). E per questo ci sarebbe attesi un confronto ufficiale con i rappresentanti dei lavoratori, prima di dare seguito agli annunci. Invece. «Era stato detto che nel giro di quattro o cinque giorni avrebbero fatto una comunicazione – riprendono i sindacalisti – ma noi siamo ancora qua ad aspettare. Intanto venerdì è arrivata una ditta laziale che ha smontato gli impianti di Carraia per portarli, a quanto pare, in Lombardia. Il tutto dopo una chiacchierata da macchinetta da caffè o poco più. Non siamo al livello dei licenziamenti annunciati via Sms ma poco ci manca». Circa cinquanta, in totale, i lavoratori dei due stabilimenti coinvolti, tra loro si trovano i dieci che costituiscono l’esubero: ma chi? Su quali basi? Perché? E quel “circa dieci” come si tradurrà nella realtà? Tutte domande alle quali i sindacati chiedono di avere risposte, così come chiedono chiarezza sui piani industriali del gruppo, sul perché di questa scelta di spostare macchinari e produzione in un solo stabilimento.

«È facile immaginare l’angoscia vissuta dai lavoratori, e a cascata dalle loro famiglie, in questi giorni – riprendono i sindacati – dopo queste comunicazioni generiche si sta vivendo una situazione di panico generalizzato. Noi chiediamo un incontro urgente con l’azienda per avere chiarimenti, per ragionare nel concreto quali sono le ragioni di queste decisioni. Si sono minacciati dieci esuberi, ma vorremmo capire su quali basi. Questo anche in virtù della penuria di organico nei vari stabilimenti. Di fatto siamo sotto organico».

Scelte e annunci che, riprendono i rappresentanti dei lavoratori, fanno a pugni con le dichiarazioni rilasciate dalla nuova proprietà all’indomani dell’acquisizione della Papergroup all’asta fallimentare: «Ci ricordiamo dell’intervista in cuiZago (l’imprenditore trevigiano che aveva rilevato la Papergroup ndr) annunciava investimenti sugli stabilimenti. Ma in tutto questo tempo di quegli investimenti promessi non si è visto nulla. E oggi siamo qua».

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