Contenuto riservato agli abbonati

Al San Luca ricoveri in aumento, stop alle operazioni programmate

Il dottor Andrea Carobbi

Ma il primario Carobbi garantisce: «Gli interventi urgenti e quelli dei pazienti oncologici sono effettuati regolarmente»

LUCCA. Nei giorni scorsi il presidente dell’associazione nazionale dei chirurghi ospedalieri Marco Scatizzi ha lanciato l’allarme: «L’attività chirurgica programmata negli ospedali è ferma». E la Società italiana di chirurgia ha aggiunto qualche numero per rendere ancor meglio l’idea: «Tra il 50 e l’80 per cento degli interventi sono rimandati per colpa del Covid. Le terapie intensive sono in gran parte occupate da pazienti no-vax. Così spesso i malati oncologici arrivano in ospedale quando sono inoperabili».

Anche all’ospedale di Lucca la situazione dei posti letto comincia a diventare complicata: siamo a 65 ricoverati, di cui sette in intensiva. L’area destinata ai Covid si è progressivamente allargata andando a inglobare il setting B, quello della Medicina. Di conseguenza sono diminuiti i posti per i pazienti ordinari, soprattutto per quelli che devono essere operati e ricoverati qualche giorno. Chiariamo: non siamo ai livelli delle altre ondate ma il rischio di arrivarci c’è. Durante i picchi precedenti, quando si sono superati i 100 ricoveri, il San Luca ha dovuto ridurre l’attività ordinaria: visite, esami diagnostici e interventi chirurgici programmati. Si pensava che non sarebbe più accaduto e invece ci risiamo.


A fare il punto della situazione è il dottor Andrea Carobbi, lucchese, capo del dipartimento delle Specialità chirurgiche di tutta l’Asl. «Da un paio di settimane abbiamo ridotto l’attività chirurgica programmata a causa dell’aumento dei ricoveri per Covid al San Luca. Ma la situazione lucchese non è così critica. Le urgenze e gli interventi sui pazienti oncologici sono garantiti e riusciamo a effettuare anche un po’ di attività programmata. Le liste d’attesa sono messe meglio che in altre zone. I malati di tumore arrivano tardi in sala operatoria? Se succede non dipende dal rallentamento dell’attività chirurgica che, ripeto, per le patologie tempo-dipendenti è garantita. Casomai dal fatto che per via del Covid i pazienti rimandano visite e controlli».

La strategia usata già durante le ondate precedenti e tuttora in corso è quella di effettuare le operazioni più semplici negli ospedali pubblici no-Covid (come Castelnuovo) o anche nelle strutture del privato accreditato. Ma non è detto basti. Nel 2020, primo anno pandemico, al San Luca sono stati eseguiti 3.275 interventi chirurgici programmati in regime di ricovero, contro i 4.460 del 2019. In totale 1.189 in meno, con un calo del 27 per cento, solo in parte compensato dall’aumento degli interventi svolti in regime ambulatoriale (6.345 contro 6.534, +3 per cento). Anche stavolta la chirurgia programmata si ferma, o per meglio dire rallenta, e sono molte le operazioni programmate al San Luca nelle prossime settimane che rischiano il rinvio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA