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La leggenda del tesoro nascosto a Caprignana ha radici molto antiche

Manuele Bellonzi giurista

In un archivio la scoperta di un’indagine per stregoneria su due chierici che secondo l’accusa praticarono riti magici

SAN ROMANO. La leggenda del tesoro di Caprignana, paese oggi nel comune di San Romano, si basa su atti storici veri. È la scoperta che viene annunciata dall’associazione Gli Amici delle Verrucole, con Manuele Bellonzi, noto giurista e appassionato di storia locale, che inaugura così una serie di brevi video sul canale Youtube che racconteranno storie del territorio.

Il primo, appunto, si concentra sulla ricerca del tesoro di Caprignana, documentato nel 1768, negli atti dell’Inquisizione di Modena, a cura del Vicario della Congregazione delle Verrucole. Due giovani religiosi di Caprignana, grazie a un libro di magie ritrovato nella biblioteca di un vecchio prete locale, decidono di evocare il Diavolo affinché li aiutasse a rinvenire il tesoro che, da tempo immemorabile, si raccontava fosse nascosto fra i ruderi della Torricella, un’antica fortificazione nei boschi del paese. Incredibilmente questa leggenda è ancora conosciuta in zona, e oggi finalmente, grazie ai documenti conservati nell’Archivio di Stato di Modena, si è potuta riscoprire e raccontare.


«Negli archivi – spiega Bellonzi – si legge di un caso di “superstizione qualificata” che diventa oggetto di indagine a cura del Vicario del Sant’Uffizio della Congregrazione delle Verrucole, il reverendo Andrea Micotti di Camporgiano, per un fatto avvenuto a Caprignana nell’aprile del 1768. La fonte è l’Archivio di Stato di Modena sotto il nome dell’inquisito, ovvero Giovanni Maria Satti». Oggetto dell’indagine: la ricerca di un tesoro. «La tradizione popolare riguarda almeno due tesori esistenti in zona – prosegue Bellonzi – uno alla Torricella, antica fortificazione del territorio, e l’altro nel borgo sottostante di Valle, dove esisteva un’altra fortificazione e un bassorilievo in pietra che ancora oggi ricorderebbe l’indicazione di una ricchezza nascosta nel paese».

Tutto ha inizio con una denuncia riguardo i chierici Giovanna Maria Satti e Giovanni Sante Paolami visti alla Torricella per celebrare un rito magico alla ricerca del tesoro. La testimone? Una dodicenne di nome Teresa. «I due avrebbero acceso due candele e da un libro magico avrebbero letto le regole necessarie per trovare il tesoro – spiega ancora Bellonzi – fu proprio Teresa a interrompere il rito e i due chierici si beccarono una bella punizione dal reverendo Micotti che non riuscì però nell’intento di trovare quel libro magico».

La storia sarà solo la prima di una serie che Bellonzi intende riportare alla luce grazie a documenti inediti con rigore scientifico. «Saranno brevi video – chiude – una sorta di vere e proprie pillole di storia e cultura locale».

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