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Fatturati, la Soffass non sente l’effetto pandemia. Le prime cento aziende della Piana lucchese: le cifre

Ricavi invece generalmente in calo per le altre aziende del settore, ma il tissue continua lo stesso a dominare la classifica

PORCARI. La pandemia ha colpito, ma non tutti, mentre la carta si conferma la forza trainante dell’economia locale (sia direttamente, per le imprese specifiche del settore, sia indirettamente, per quelle industrie – come quelle meccaniche – che lavorano per il settore cartario). È quanto emerge dall’analisi del “Report Aziende”, il portale di ricerca sulle imprese il cui fatturato supera i cinque milioni di euro. Nella tabella delle prime 100 aziende della Piana in base al fatturato del 2020 le aziende cartarie e del tissue non solo sono la netta maggioranza (un quarto del totale), ma occupano anche la parte alta della classifica.

Il dato migliore, sotto tutti i punti di vista, è quello fatto registrare dalla Soffass di Porcari. Non solo per il primo posto in classifica con quasi 497 milioni di fatturato, ma anche perché la stessa azienda ha fatto registrare una crescita del fatturato di oltre 50 milioni (50,3 per l’esattezza) rispetto al 2019, quando già si era avuto un incremento di oltre 13 milioni sull’anno precedente. Di 27 milioni l’utile netto. Immediatamente dietro alla Soffass altre tre industrie del settore tissue che, però, hanno avuto un andamento diametralmente opposto se si guarda al solo fatturato. La Essity di Capannori ha registrato 45 milioni di fatturato in meno rispetto al 2019 (quando però si era avuto una crescita di quasi 20 milioni sull’anno precedente), ma, seppur in lieve calo sull’anno precedente, l’utile netto del 2020 è notevole: oltre i 18 milioni di euro. Ancora più sensibile il calo di fatturato fatto registrare dalla terza in classifica, la Sofidel di Porcari: 57 milioni in meno rispetto al 2019, ma comunque con un utile netto che supera i cinque milioni di euro. Al quarto posto un’altra azienda del settore tissue, la Lucart di Porcari, il cui fatturato rispetto al 2019 è diminuito di 12 milioni e mezzo, mentre però sono cresciuti gli utili: nel 2020 sono stati di poco inferiori agli otto milioni, più del doppio rispetto ai tre milioni e mezzo del 2019. A interrompere, ma solo momentaneamente, l’elenco di cartiere è la Bruno Baldassari di Capannori, azienda specializzata nella produzione di cavi elettrici: anche qui fatturato in lieve calo, ma comunque ci sono oltre due milioni di utile. Al sesto posto ancora il tissue, con la Wepa di Capannori, il cui fatturato sale di 700mila euro, ma che soprattutto, dopo un 2019 in perdita (di 273mila euro), nel 2020 ha fatto registrare un utile di un milione e 300mila euro. Per chiudere l’analisi un altro settore importante è quello delle aziende che producono meccanica per cartiera. La prima in classifica è la Toscotec di Capannori, che ha avuto una crescita di fatturato di oltre 21 milioni e mezzo.


La carta si conferma tra le locomotive della provincia
Dal confronto con i dati del resto del territorio emerge il peso del distretto Giocano un ruolo importante anche le industrie dell’indotto

Se il cartario è il settore trainante per la Piana, a sua volta la Piana costituisce la locomotiva dell’economia dell’intera provincia. Il "Report Aziende" con gli ultimi fatturati disponibili (riferiti al 2020, tranne che nei rari casi di aziende che hanno cessato l’attività o cambiato ragione sociale negli ultimi tre anni) proiettato su chiave provinciale vede un netta predominanza delle aziende della Piana nelle zone alte della graduatoria. Se a guidare la classifica lucchese è un’azienda della Versilia (la Azimut Benetti di Viareggio), a seguire fino al quinto posto ci sono proprio le cartiere della Piana. L’importanza per l’economia del territorio a est del capoluogo emerge ancor più nettamente se guardiamo le prime cento aziende per fatturato dell’intera provincia: 39 sono concentrate nella sola Piana. Nel capoluogo Lucca sono 26, altrettante in Versilia e nove nella Valle del Serchio.

Tornando alla graduatoria delle sole prime cento aziende della Piana, come detto il cartario la fa da leone: accanto alle 25 aziende specifiche, infatti, ve ne sono altre che operano direttamente per l’indotto, con una dozzina di industrie meccaniche specializzate in apparecchiature per settore cartario, o le aziende specializzate nella raccolta e/o nella commercializzazione della carta da macero. Vi è poi tutto l’indotto indiretto, rappresentato da quelle industrie che producono anche per il cartario ma non solo: è il caso delle industrie per la lavorazione della plastica, delle aziende che producono o commercializzano prodotti chimici, degli ingrossi di prodotti petroliferi. Tutti presenti nella graduatoria. Ma nella piana sono presenti anche altri comparti di prestigio, non collegati con il settore principe. È il caso per esempio della meccanica di alta specializzazione, rappresentata, per fare due esempi dalle aziende porcaresi Rotork e Velan. Ma la classifica è anche uno specchio di come è cambiata l’economia locale nel corso del tempo. Un esempio classico è rappresentato dal calzaturiero, fino a non molti anni fa una delle produzioni principali del territorio, concentrata sopratutto nella zona di Segromigno. Oggi le aziende calzaturiere in classifica sono pochissime. Presente invece l’edilizia, non tanto con imprese costruttrici (un paio quelle nell’elenco) quanto piuttosto per il gran numero di aziende che producono materiali per il settore: veernici, laterizi, impiantistica elettrica. E anche qui vi sono aziende di altissima specializzazione, come la Fapim di Altopascio che produce accessori per serramenti. E, a proposito di Altopascio, spicca anche un altro settore che si concentra soprattutto qui (ma non solo), ossia l’agroalimentare.

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