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Femminicidio di Altopascio, indagine chiusa: Luigi Fontana verso il processo

La villetta al 17 di via Enrico Fermi ad Altopascio durante il sopralluogo della scientifica

Nei suoi confronti l’accusa non ha richiesto perizie psichiatriche: stando al pm, nel momento di compiere il reato era perfettamente capace di intendere e di volere

ALTOPASCIO. Sei mesi dopo l’arresto di Luigi Fontana, 54 anni, il muratore reo confesso il 28 maggio scorso uccise la moglie Maria Carmina Fontana, 50 anni, utilizzando due coltelli da cucina mentre la coppia di trovava nell’abitazione al numero 17 di via Enrico Fermi, la procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta e potrebbe chiedere al giudice delle indagini l’emissione del decreto di giudizio immediato con l’accusa di omicidio volontario aggravato in quanto sarebbero stati rispettati i termini di 180 giorni dall'esecuzione della misura cautelare e vi sarebbe un’evidenza della prova oltre alla piena confessione dell’imputato.

Il giudizio immediato, che presuppone la presenza di elementi idonei a sostenere l’accusa in dibattimento, rende superflua l’udienza preliminare e il processo si terrebbe direttamente in Corte d’Assise. Luigi Fontana, assistito dall’avvocato Enrico Carboni, si trova detenuto in carcere dopo che, per circa una settimana dal giorno del delitto, era rimasto ricoverato all’ospedale San Luca e piantonato dagli agenti della penitenziaria per il fondato timore che potesse compiere un gesto autolesionistico.

Nei suoi confronti l’accusa non ha richiesto perizie psichiatriche. Perché, stando al pm, nel momento di compiere il reato era perfettamente capace di intendere e di volere. Nel fascicolo del magistrato, oltre ai verbali degli interrogatori a cui è stato sottoposto il muratore, ci sono i risultati dell’esame autoptico svolto dal medico legale Stefano Pierotti e quelli del genetista forense sulle impronte digitali e sulle macchie di sangue trovate nell’abitazione e sulle scarpe, sui pantaloni e sui vestiti che aveva indosso l’omicida e che escluderebbero la presenza di altre persone nella casa. Dalle indagini emerge che il femminicidio sarebbe scaturito dalla convinzione dell’assassino che la consorte avesse una relazione con un altro uomo. E quell’idea che lo tormentava da mesi, la domenica antecedente al delitto, lo avrebbe indotto a parlarne con la sorella, il cognato e un altro fratello che vive a Caserta. Tutti lo avevano consigliato di lasciare la casa provvisoriamente in attesa di un chiarimento.

Luigi Fontana, 54 anni, l’omicida, a destra Maria Carmina Fontana, la vittima


Invece per gli inquirenti il marito di Carmina Fontana per tutti Carmela, ex cameriera in un ristorante a Galleno e prima ancora a Castelfranco Emilia, venerdì 28 maggio trovandosi solo in casa con lei aveva iniziato a litigare. Parole sempre più pesanti sino a quando, dalla tavola, aveva preso un coltello da cucina e aveva iniziato a colpire con fendenti la compagna di una vita che, parandosi il volto con le braccia e con le mani, aveva riportato ferite superficiali. E quando il coltello si era rotto, Luigi Fontana ne aveva afferrato un altro proseguendo nella sua follia sino a quando la lama aveva reciso un organo vitale. Inizialmente, con la moglie a terra agonizzante, aveva pensato di cambiarsi gli abiti insanguinati. Poi ci aveva ripensato cercando di soccorrere la moglie e sporcandosi le mani di sangue. Infine era uscito fuori dalla casa chiedendo aiuto.

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