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Falliti i tentativi per trovare un immobile: container anche al Vallisneri

La facciata dell’ala sud del complesso Vallisneri: è quella più grande, ma anche più vecchia, che dovrà essere abbattuta (Foto Sernacchioli)

Lucca, anche nel futuro di quasi un migliaio di ragazzi dell’Istituto Vallisneri ci sono i container. Questa pare l’unica soluzione praticabile per far fronte all’intervento annunciato sul liceo scientifico

LUCCA. Anche nel futuro di quasi un migliaio di ragazzi dell’Istituto Vallisneri ci sono i container. Questa pare l’unica soluzione praticabile per far fronte all’intervento annunciato sul liceo scientifico. Fallito, fin qui, ogni tentativo di trovare un immobile adeguato alle esigenze di studenti e insegnanti il piano alternativo – come viene confermato anche dalla Provincia – è quello di ricorrere alla stessa misura adottata per gli studenti del Paladini Civitali. Anche perché c’è una condizione indispensabile da rispettare: quella di non allontanare gli studenti dalla zona del complesso, per non compromettere l’attività didattica. Questo nel momento in cui l’ala più vecchia del liceo, che poi è anche quella più grossa (oltre 40 aule sulle 63 complessive, per quasi mille studenti su 1.300), sarà abbattuta per essere completamente ricostruita. E sul quando ciò avverrà al momento non ci sono certezze.

«Per ora non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione – spiega la dirigente del liceo scientifico Maria Rosaria Mencacci – da parte nostra abbiamo fatto presente l’esistenza di una esigenza oggettiva, ossia che, al di là della decisione che verrà presa, gli studenti non dovranno essere allontanati dall’attuale sede del liceo. Lì si trovano la palestra e, soprattutto, i laboratori, che sono indispensabili per la didattica. Basti pensare che l’anno scorso, quando eravamo in zona rossa e il mondo della scuola ricorreva alla didattica a distanza, abbiamo ricevuto l’indicazione, per quanto riguardava l’attività di laboratorio, di continuare a fare le lezioni in presenza. L’attività laboratoriale è imprescindibile per i nostri studenti». Il concetto è chiaro, in un liceo scientifico lo studio di molte materie (basti pensare a fisica o a chimica), richiede anche il ricorso alla pratica sperimentale, ed è un po’ difficile lavorare in dad con un becco di Bunsen e delle provette.


Allontanare gli studenti dall’ala nuova del Vallisneri, quella in cui appunto sono concentrati i laboratori costituirebbe un problema logistico non da poco: «I ragazzi devono rimanere lì, altrimenti io non chiudo gli orari – aggiunge la direttrice – del resto come potrei fare se dovessi mettere in conto anche il tempo necessario a spostare gli studenti e gli insegnanti da una sede lontana a quella centrale?».

Un’esigenza che, vista la carenza di immobili nelle vicinanze in grado di accogliere i quasi mille ragazzi destinati a restare senza un’aula rende la soluzione container, da installare negli spazi che circondando il liceo, praticamente l’unica attuabile : «Le valutazioni tecniche non spettano a me – prosegue la dirigente scolastica – mi erano state prospettate tante ipotesi, tra cui appunto questa. Io sono in attesa di comunicazioni in merito, comunicazioni che al momento non ho ricevuto nonostante le mie periodiche richieste».

Al Vallisneri come al Paladini Civitali insomma? No. Il liceo scientifico gode di un vantaggio: non siamo davanti a una situazione di emergenza come quella che caratterizzava l’ex convento di San Nicolao, sede del Paladini Civitali, e questo permetterà di prendere una decisione più ponderata nei tempi che saranno necessari, magari riuscendo anche nell’impresa, al momento improbabile, di trovare un’alternativa ai container: «La situazione dell’ala che sarà interessata dall’intervento non è affatto insostenibile – conclude Maria Rosaria Mencacci – l’edificio non presenta problemi. Più semplicemente non è in linea con le ultime norme in materia di antisismica. I tecnici hanno fatto le loro valutazioni, ed è emerso che intervenire sull’esistente oltre ad essere più complicato, avrebbe avuto un costo di molto superiore rispetto al buttar giù tutto e ricostruire ex novo».

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