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Operatore sanitario alza la maglietta alla paziente in attesa del medico: condannato per violenza sessuale

Aula di tribunale (foto d'archivio)

Quattordici mesi con rito abbreviato all'assistente sanitario che, secondo il racconto del dottore per cui lavora da dieci anni, non ha mai avuto comportamenti particolari

LUCCA. Un sessantenne operatore sanitario della Lucchesia (di cui non forniamo il nome per non rendere riconoscibile la vittima) è stato condannato dal gup Riccardo Nerucci a un anno e due mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una donna che doveva sottoporsi a un trattamento sanitario.

La paziente lo accusa di averla molestata sessualmente in assenza del medico, arrivato cinque minuto i fatti contestati, alzandole più del lecito la maglietta e abbassandole oltre il dovuto i pantaloni nel tentativo, non riuscito per la sua immediata ribellione, di toccarle le parti intime. L’indagato tuttavia nega con forza ogni addebito.


Durante l’udienza il suo legale che ha chiesto il rito abbreviato condizionato ha chiamato a testimoniare il medico con cui il suo assistito lavora da dodici anni e che il giorno in cui sarebbe avvenuta la violenza ha svolto regolarmente il trattamento sanitario non riscontrando alcun comportamento anomalo, di ansia o di paura, nella paziente che aveva in cura.

Il medico ha difeso a spada tratta l’operatore sanitario con cui ha lavorato oltre un decennio senza che mai nessuno si sia lamentato del suo comportamento.

Oltre alla condanna in primo grado – con sconto di un terzo della pena – l’operatore dovrà pagare una provvisionale di ottomila euro alla donna che si era costituita parte civile. Adesso il legale dell’operatore sanitario – avvocato Andrea Da Prato – attende le motivazioni della sentenza per ricorrere in Appello.

I fatti contestati risalgono al marzo 2019.

La donna, accompagnata dal padre, aveva un appuntamento al mattino con il medico per una serie di sessioni di chirurgia endoscopica con trattamento e uso di macchinari che sfruttano le onde d’urto.

L’appuntamento era per le 10,30 del mattino, ma la pazienta è rimasta sino a mezzogiorno in sala d’aspetto in quanto il medico era impegnato in sala operatoria. L’operatore sanitario a quel punto ha ricevuto la telefonata del chirurgo che annunciava il suo arrivo in ambulatorio e gli ha chiesto nel frattempo di fare accomodare la signora all’interno della stanza e farla sdraiare sul lettino. Era mezzogiorno e nei cinque minuti tra l’ingresso della paziente in ambulatorio e l’arrivo del medico per il trattamento sanitario si sarebbe verificata la molestia sessuale. La denuncia è stata presentata quindici giorni dopo i fatti e veicolata attraverso il codice Rosa. L’operatore sanitario ha saputo di essere indagato in fase di chiusura indagini. Al momento nei suoi confronti l’Asl non ha aperto alcun provvedimento disciplinare. La paziente sostiene di aver subito un forte trauma dalla vicenda che l’ha condizionata a lungo.

Durante l’udienza camerale un argomento toccato è stata la necessità o meno della presenza dell’operatore sanitario all’interno dell’ambulatorio per svolgere quel tipo di sessione di chirurgia endoscopica.

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