L’agenzia Falco vende online i disegni di Pietro Pacciani

Il titolare Davide Cannella  ha collaborato alla difesa del contadino durante  gli anni del processo Ma l’iniziativa fa discutere

LUCCA. In vendita le stampe dei disegni di Pietro Pacciani. È un’iniziativa destinata a far discutere quella della Falco Investigazioni, l’agenzia di Lucca che all’epoca dei processi sui delitti del mostro di Firenze, collaborò con la difesa del contadino di Mercatale Val di Pesa, accusato di essere il responsabile degli omicidi. Una vicenda che scosse l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, divisa come al solito tra innocentisti e colpevolisti in merito alla posizione di Pacciani e dei suoi “compagni di merende”, come vennero definiti con un’espressione da allora diventata patrimonio comune.

Di fatto Pacciani è morto senza che la sua posizione sia stata accertata in modo definitivo in sede giudiziaria. In primo grado il contadino di San Casciano venne condannato dal tribunale di Firenze, ma poi fu assolto in Appello. La parola passò ai giudici della Cassazione, i quali annullarono l’assoluzione e disposero un nuovo processo di secondo grado, mai celebrato perché nel frattempo Pacciani era morto in carcere. E proprio in prigione il “Vampa”, come era soprannominato dai compaesani, cominciò a disegnare, realizzando delle tavole per lo più di tema agreste e bucolico.


In quegli anni Davide Cannella, della Falco investigazioni, aveva stretto un solido rapporto con Pacciani, tant’è che quei disegni rimangono nelle mani dell’agenzia investigativa. Nel corso de tempo sono stati esposti un paio di volte: nel 1998 all’Enoteca Galli di Pontedera e nel 2017 al Caffè Letterario di Lucca. Ora i lotti con le 12 stampe “originali” dei disegni di Pacciani vengono messi in vendita attraverso il sito dell’agenzia investigativa. Prezzo: 960 euro.

La vicenda è destinata a far discutere e rischia di urtare la sensibilità dei parenti delle vittime del mostro di Firenze. Oltretutto, Pacciani non può certo esser definito un artista e quindi non si capisce perché i suoi disegni possano suscitare un qualche interesse. Eppure è quello che sta avvenendo, almeno a detta di Davide Canella, e dei figli Luca e Matteo: «I disegni assumono il valore di testimonianza, di documento storico – spiegano dall’agenzia investigativa –. Indipendentemente dalla loro qualità, sono lavori nati dalla fantasia e dalle osservazioni di un protagonista di un caso giudiziario ha segnato la storia del nostro Paese e ognuno può vederci ciò che vuole. Richieste? Molte. Ci sono tantissime persone appassionate di criminologia e in particolare alle storie del mostro di Firenze. E non escludo che ci sia qualcuno che li considera alla stregua di un feticcio. Giova ricordare che anche durante il processo a Pacciani venne attribuita la paternità di un dipinto che secondo gli inquirenti doveva essere la prova della sua depravazione. In realtà quel disegno che un magistrato definiva “straordinariamente interessante”, era del pittore cileno Christian Olivares e non di Pietro».

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