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Covid, 53 classi in quarantena in provincia di Lucca. Caos sui protocolli

Nuovi casi, oltre mille studenti in didattica a distanza

LUCCA. Grande è la confusione nel mondo della scuola, soprattutto se si parla di Covid e dei protocolli da seguire in caso di positività di uno studente. Lunedì una circolare dei ministeri di Istruzione e Sanità annunciava il ritorno alla didattica a distanza di tutta una classe anche con un solo alunno positivo. Un dietrofront rispetto al protocollo in vigore dall’8 ottobre che prevede, in caso di positività di un singolo studente, due tamponi a distanza di cinque giorni sui compagni per evitare di mettere in dad l’intera classe. Solo con tre casi la quarantena scatta per tutti. La novità è stata introdotta proprio per favorire le lezioni in presenza, ma all’inizio ha colto impreparate scuole e aziende sanitarie. Per funzionare il sistema si basa sulla tempestività dei tamponi e per diversi giorni non ha avuto successo: l’Asl non aveva creato una linea rapida per testare i casi scolastici. In più, quando questo canale è stato aperto, ovvero circa un paio di settimane fa, si sono comunque riscontrate diverse difficoltà organizzative, legate all’impossibilità di programmare l’attività vista la sua aleatorietà. Pertanto, in alcuni giorni al Campo di Marte si sono avuti 300 studenti in coda per fare il tampone (con inevitabili disagi), in altri pochissimi. Nei fatti il sistema funziona poco e lo conferma il fatto che le classi messe in quarantena in realtà sono calate poco o niente dall’8 ottobre ad oggi. Lo dicono i numeri: in provincia di Lucca le aule vuote erano 26 il 12 ottobre, 25 il 19 ottobre, 15 il 26 ottobre il momento migliore. Ma la settimana dopo sono più che raddoppiate (34) e il 16 novembre erano salite a 42. Un trend in continua crescita fino ad arrivare al record di ieri, con 53 classi e oltre mille studenti a casa in didattica a distanza. L’atteso calo, dunque, non c’è stato. Per questo sembrava avere un senso, sia pratico che prudenziale, il dietrofront del ministero a fronte di un aumento dei contagi e soprattutto del temuto arrivo della variante Omicron. Ieri sera, però, è arrivata la doppia giravolta con palazzo Chigi che ha smentito la circolare congiunta di Sanità-Istruzione, confermando le regole in vigore. L’intera classe pertanto, va in quarantena, solo se ci sono tre o più studenti positivi al suo interno.

«Dopo questo doppio dietrofront la confusione comincia a esser tanta – spiega Donatella Buonriposi, direttrice dell’Ufficio scolastico provinciale –, i dirigenti non sanno più cosa dire alle famiglie. Eravamo pronti a tornare al vecchio protocollo, la cui ragion d’essere pareva dettata dall’aumento dei contagi dal timore della nuova variante Omicron, e invece si rimane nella situazione attuale. I presidi avranno un bel da fare». Anche perché le classi già in quarantena, come detto, non mancano: sono 22 nella Piana, otto in Valle del Serchio e ben 23 in Versilia, con quest’ultima zona che ha avuto l’escalation maggiore dato che la settimana scorsa erano solo dieci le classi vuote.


Una quarantena l’ha dovuta gestire anche Massimo Fontanelli, dirigente scolastico dell’istituto Fermi-Giorgi, il più grande di Lucca, con oltre 2.500 studenti: «C’erano tre positivi e quindi tutti i ragazzi sono stati messi in didattica a distanza – racconta –, Abbiamo avuto altre classi in cui ci sono stati dei casi ma nessun’altra quarantena. Il sistema dei due tamponi a distanza di cinque giorni ha avuto un avvio complicato ma ora comincia a funzionare. Quando ci siamo trovati di fronte al primo caso da trattare con questa modalità, abbiamo dovuto inviare noi alle famiglie i tagliandini per prenotare il “tampone zero”, dato che la piattaforma dell’Asl non era ancora pronta. Proteste? Solo un genitore: si è lamentato di non poter portare il figlio a fare il test. Non poteva assentarsi dal lavoro con così poco preavviso. Comunque la didattica a distanza non è mai andata in soffitta: la utilizziamo sempre per i ragazzi in isolamento».

Intanto una buona notizia: l’Asl ha deliberato l’assunzione di quattro “medici scolastici”, ovvero quei neolaureati che anche l’anno passato hanno dato una mano al dipartimento della Prevenzione per tenere i rapporti con le scuole. Dei quattro rinforzi uno viene a Lucca, due a Pisa e uno in Versilia. Pochi, ma meglio di niente.

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