Morì scalando le Apuane, ora gli amici alpinisti le dedicano una vetta sull'Himalaya

A destra Chiara Galligani, a sinistra Riccardo Bergamini

Chiesina Uzzanese: Chiara Galligani scivolò e precipitò verso valle. Riccardo Bergamini e Matteo Stella hanno voluto dedicarle un picco della catena asiatica

CHIESINA UZZANESE. Sono passati poco più di sei mesi dal quel giorno di primavera inoltrata quando Chiara Galligani, 45 anni, di Chiesina Uzzanese, madre di due figli, perse la vita sul monte Spallone, cima che unisce i comuni di Carrara, Massa e Fivizzano, sulle Alpi Apuane. Una montagna di cui conosceva anche i sassi e che non temeva. Invece perse l'equilibrio e scivolò verso valle. Un drammatico volo di oltre trecento metri, lungo un canalone fra quelle cime silenti e confortanti e gli immensi spazi che tanto amava, e dove aveva ritrovato e rafforzato il "karma" interiore che la contraddistingueva. Montagne bellissime, le Apuane. Ma altrettanto infide.Nomen omen, dicevano i latini. Ebbene, Chiara era tutto ciò che racchiude l'aggettivo solare, di donna che vive in simbiosi con l'ambiente esterno e sa apprezzare a pieno le meraviglie della natura. Perso il padre, un paio di anni addietro, aveva realizzato, assieme alla mamma, al fratello Alessandro e alla sorella Gaia, una sorta di laboratorio a cielo aperto, nella casa colonica di proprietà, vicino alla residenza di via Romana Vecchia. Sempre col fratello era titolare la Bfg, ditta di famiglia di colori per cartiere, a Lappato, ma come poteva, correva alla sua fattoria o sulle montagne. Il sorriso contagioso, la sua voglia di fare, l'innato spirito libero, disponibile e propositivo al servizio del prossimo e della comunità».

Il dolore lacerante della perdita sta lasciando pian piano il posto al ricordo di quel sorriso contagioso, dell'innato spirito libero, disponibile e propositivo al servizio del prossimo e della comunità assieme alla consapevolezza che questa splendida persona, ha lasciato, attraverso l'esempio, piccoli, grandi insegnamenti di vita.Particolarmente bello e toccante, a tale proposito, il gesto del grande amico ed alpinista lucchese Riccardo Bergamini che proprio pochi giorni orsono ha scalato una vetta inviolata nella catena montuosa dell' Himalaya assieme al compagno di cordata Matteo Stella, un arduo picco di roccia e di neve, quasi come incastonata fra cime di oltre 6000 metri la cui conquista è valsa la lunga arrampicata su creste e parete per individuare la via di salita, tra ascese di V grado e discese in doppia. Un'avventura d'altri tempi portata a buon fine con grande coraggio, qualche rischio, e con enorme soddisfazione.

Fra le lacrime di gioia e gli abbracci, nello sventolio del tricolore. Riccardo e Matteo, come vuole la sacra legge della montagna, hanno avuto l'assoluto privilegio, ad imperitura memoria, di battezzare il picco «di comune accordo con Matteo - ha svelato Riccardo - abbiamo deciso che si chiamerà Picco Santa Barbara e Santa Chiara, nome questo ultimo di una persona a me ed a tanti particolarmente cara come era ed è tuttora Chiara Galligani. Spero così che qualche volta possa scendere dal cielo per godersi la vista dalla sua montagna sul tetto del mondo e sorrida aggiustandosi il ciuffo». Chapeau..