Credono di investire in bitcoin: dieci truffati in Lucchesia

Una decina di casi con pensionati che credono di investire discrete somme e che alla fine perdono i risparmi

LUCCA. Sono una decina le vittime in Lucchesia del trading online che hanno presentato denuncia alle Fiamme gialle, alla Polizia postale o alla polizia giudiziaria della procura. Tutti ultracinquantenni o pensionati per niente tecnologici che credendo di investire somme di denaro in bitcoin, criptovalute o in azioni e obbligazioni finiscono per essere raggirati e sono costretti a dire addio ai risparmi di una vita o più semplicemente al capitale investito che, al momento per i casi denunciati a Lucca e provincia, varia da cinquemila a un caso massimo di 50mila euro.

Il modus operandi dei pirati informatici è solitamente sempre lo stesso: la vittima riceve una telefonata, al 99% da un utente estero, che – attraverso tecniche di social engineering che spingono a fornire informazioni riservate come password o dati bancari – induce il soggetto a investire somme di denaro che inizialmente possono essere modeste, ma con il tempo possono arrivare anche a intaccare i risparmi di una vita. A quel punto il malcapitato viene ricontattato prima per scaricare una App da usare per controllare l’andamento della borsa e poi per mostrare che l’investimento è andato a buon fine spingendo il cliente a verificare in piattaforma i guadagni ottenuti con il sistema. Sovente accade che il chiamante-truffatore comunica che deve accedere da remoto al computer della vittima per risolvere un problema tecnico fornendo, alla “cariatide digitale” completamente ignara della tecnologia, istruzioni che in realtà servono per installare un trojan o uno spyware per carpire dati privati. E per capire di quanti soldi dispone il soggetto sul conto corrente. Logicamente all’inizio l’investimento frutta interessi elevatissimi in grado, se non di raddoppiare il capitale versato, di produrre guadagni importanti. Carpita la fiducia dell’investitore, i truffatori che si spacciano per broker o consulenti finanziari in contatto o vicini a banche estere, invogliano l’investitore a effettuare nuovi e più importanti versamenti facendo leva sul fatto che la somma raddoppierà in poche settimane. Il contatto tra investitore e falso mediatore finanziario dura dai tre a cinque mesi. Alcuni dei raggirati a un certo punto hanno chiesto gli interessi delle somme investite. E li hanno puntualmente ricevuti non sapendo che si trattava di una parte del capitale versato e mai realmente investito. In quel modo hanno incrementato l’investimento e coinvolto amici e parenti sostenendo che il sistema era sicuro e senza rischi. Ma una volta che l’utente chiede di tornare in possesso dell’intera somma versata in genere riceve risposte evasive e nel giro di pochi giorni i contatti si interrompono e non ci sono tracce dei soldi versati e rubati dai cybercriminali. Solo allora l’utente capisce di essere stato truffato e si rivolge alle forze dell’ordine con esposti e denunce. Le indagini della pg sono lunghe, laboriose e complesse. Perché gli autori del reato di truffa agiscono all’estero e per ottenere perquisizioni o sequestri sono necessarie rogatorie che, se non viene dimostrato il reato associativo, la magistratura non può nemmeno richiedere e spesso i paesi dove ha origine il raggiro non possono concedere.


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