Rischia di rimanere senza casa per un errore

Villa Basilica, una sessantacinquenne estromessa dalla possibilità di avere un alloggio popolare per una vecchia dichiarazione Isee

VILLA BASILICA. Tra meno di due mesi rischia di finire per strada senza un posto dove dormire a causa di una vecchia dichiarazione Isee (indicatore della situazione economica equivalente) che oggi non è più attuale, ma che nei fatti non le consente di poter ottenere un alloggio di edilizia residenziale pubblica nel comune di Villa Basilica dove vive dalla nascita.

Una situazione paradossale per Armanda Flosi, 65 anni, che svolge le pulizie in una fabbrica percependo un compenso di 451 euro mensili. Una cifra troppo modesta, improponibile per potersi permettere una casa in affitto.


Ma il 18 gennaio si avvicina e il giudice del tribunale civile dovrà dare seguito allo sfratto esecutivo chiesto nell’aprile 2018 dall’ottantacinquenne madre della donna che aveva concesso in comodato d’uso alla figlia l’appartamento che condivideva in una frazione di Villa Basilica.

«Soltanto il Comune di Villa Basilica e il sindaco Elisa Anelli possono aiutarci. – racconta il figlio Manuel Stiavelli –. Il 10 novembre scorso mia madre ha ricevuto risposta negativa alla domanda di partecipazione al bando per ottenere una casa popolare in quanto l’Isee era superiore al reddito limite previsto dalla legge. Ma quel reddito, che supera i 16.500 euro stabiliti dalla Regione, era relativo all’unità abitativa in cui mia madre dal 2009 ha vissuto con mia nonna assistendola in un momento delicato della sua esistenza. Prima di quel periodo mia madre viveva al piano terra della casa su due piani di proprietà della nonna e nell’altro appartamento superiore ci abitava lei. Accade che nonna abbia un problema. Mia madre, su suggerimento di alcuni parenti, decide di andare a vivere con sua mamma per darle assistenza al secondo piano dell’abitazione con il vano al piano inferiore che viene affittato».

Improvvisamente lo scenario muta e l’anziana madre va a vivere con un’altra figlia. Tuttavia nell’aprile 2018 l’anziana decide di rientrare in possesso dell’appartamento in cui la figlia è ospite e tramite il suo legale fa notificare la richiesta di sfratto esecutivo chiedendo anche il pagamento di dodici mesi d’indennità arretrata per un importo di quattromila euro.

Disperata, la sessantacinquenne si rivolge all’avvocato Costanza Cecchini che, stante la situazione, il 17 gennaio 2020 invia a firma della sua cliente un’autocertificazione in cui la donna delle pulizie dichiara di non possedere beni mobili registrati il cui valore complessivo è superiore ai 25mila euro, di avere la residenza anagrafica stabile ed esclusiva nel comune di Villa Basilica da circa 40 anni e di non essere titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su immobili ubicati nel territorio italiano o all’estero. Insomma una certificazione che dimostra che la donna ha i requisiti per partecipare al concorso pubblico per ottenere la casa popolare.

«Il giudice di fronte alla richiesta della legittima proprietaria di rientrare in possesso dell’immobile difficilmente farà obiezioni – dice l’avvocato Cecchini – Non capiamo però l’irrigidimento del Comune di Villa Basilica. Abbiamo già inoltrato la domanda e siamo pronti a dimostrare che il nucleo familiare è composto dalla sola mia assistita anche se nel reddito di famiglia è presente la madre che per motivi di salute viveva con lei sino al 2018 e che adesso abita con un'altra figlia e vuole tornare in possesso della sua casa. Per un problema puramente burocratico una donna rischia di finire sotto i ponti o dormire in alloggi di fortuna quando avrebbe tutte le carte in regola per poter ottenere un alloggio popolare».

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