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Pochi infermieri e stanchi, a Lucca sale la protesta

Roberto Pasquinelli, segretario del Nursind: «Senza nuove risorse non sappiamo quanto potremo andare avanti»

LUCCA. Manca il personale sanitario. Il quadro era già preoccupante prima della pandemia, figuriamoci adesso, con i carichi di lavoro provocati dal virus, mentre all’orizzonte si profila la minaccia della quarta ondata pandemica.

«La situazione è tragica – conferma Roberto Pasquinelli, segretario provinciale Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche – in questi giorni abbiamo proclamato lo stato di agitazione proprio per sollevare la questione della mancanza di personale. Finora abbiamo ricevuto tante promesse, ma nessuna garanzia. Si parla di nuove assunzioni, ma anche se così fosse organizzare concorsi richiede tempo, e prima di gennaio non si vedrà nessuno».


Questo mentre il personale è reduce da più di un anno e mezzo di superlavoro per affrontare l’emergenza pandemia, un’emergenza che, anche se al momento la situazione non è quella terribile dello scorso anno, non è ancora finita, anzi: «Siamo nella quarta ondata – spiega il sindacalista – la situazione al momento è sotto controllo, il vaccino ha avuto un effetto positivo, ma c’è il timore che non basti. Certo, siamo lontani dalla situazione vissuta fino a pochi mesi fa, ma, intanto i numeri del contagio sono di nuovo in aumento. Insomma, non si sa come potrà evolvere la situazione, che cosa può accadere nei prossimi mesi». La speranza di tutti è quella di un virus scomparso, ma bisogna essere pronti ad affrontare ogni situazione, compresi gli scenari peggiori. Ma le forze ormai sono al limite, se non oltre: «Siamo stanchi, ma stanchi davvero», sintetizza Pasquinelli il quale, lavorando in terapia intensiva, è stato in prima linea nel vero senso del termine.

«Ma il problema riguarda tutti i reparti – prosegue il sindacalista – se non ci mandano risorse aggiuntive non sappiano quanto possiamo andare avanti». Anche le ferie finiscono per pagare un prezzo alla mole di lavoro: «Viene predisposto un calendario annuale, ma alla fine salta sempre. Se hai una settimana programmata è già tanto se riesci a fare tre giorni». Un sacrificio che il personale sanitari ha accettato di fare in piena emergenza, ma questa situazione si trascina ormai da quasi due anni per poterla definire appunto emergenza. Insomma, servono nuove forze per proseguire la battaglia al virus: «Anche perché non solo sono aumentati i pazienti, ma anche le procedure per assisterli si sono fatte più complesse. Anche il solo spogliarsi e rivestirsi di tutto l’abbigliamento protettivo diventa un elemento di stress. E poi la beffa, con le indennità di malattia promesse e non ancora pagate, o i turni extra che invece vengono sì pagati, ma dopo mesi».

A inizio mese i sindacati hanno anche organizzato una manifestazione a Firenze per manifestare il loro disagio: «Ma anche in quell’occasione il presidente Giani ci disse che non c’erano risorse, e che si sarebbe proceduto solo con assunzioni di emergenza».

In sintesi, la situazione è pesante, anche se nel frattempo è praticamente scomparso il fenomeno delle sospensioni di personale per mancanza di green pass: «Gli ultimi casi si sono avuti circa un mese e mezzo fa, con una settantina di persone del comparto infermieristico della nostra Asl che dovevano essere sospese, poi ridotte a 35».

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