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Accesso alla cartella clinica per la morte di Marco. Il padre: «Nostro figlio stava bene, diteci cosa è accaduto»

Marco Tognetti, 23 anni, di Fosciandora

Lucca: richiesta all’ospedale di Pisa dai genitori di Tognetti, 23 anni

FOSCIANDORA. Due genitori in cerca di risposte. E per eliminare qualunque dubbio sulle cause della morte di loro figlio - Marco Tognetti, 23 anni, di Fosciandora - hanno chiesto all’ospedale Cisanello di Pisa l’accesso alla cartella clinica. Quegli stessi documenti saranno poi consegnati a un esperto per valutare «se ci sia stato qualche eventuale errore medico».

È quello che racconta Mauro Tognetti, padre di Marco e allenatore della Virtus Robur Castelnuovo, con la moglie Graziana Nesi. Da quando Marco è morto, non riescono a darsi pace. «Nostro figlio non è stato ucciso dal morbo di Crohn, contro cui lottava fin da quando era un bambino - raccontano -. Ha combattuto sempre, con grande forza, contro la malattia. È stato operato più volte, a Firenze e anche a Bologna». L’ultima volta che Marco era entrato in una sala operatoria per un intervento programmato a Cisanello era stato nel mese di luglio per una perforazione dell’intestino. «L’intervento era andato bene. E si era concluso con due stomie (aperture create chirurgicamente sull’addome per consentire la fuoriuscita dei fluidi che terminano in una sacca, ndr) - precisa il padre - . Marco stava bene ed era tornato a casa». Un paio di mesi dopo, arriva la chiamata del gastroenterologo per togliere le stomie». L’intervento viene rimandato una prima volta perché dagli esami risultava che avesse un batterio, la Klebsiella. «Quella sera Marco volle andare via dall’ospedale e firmò per essere dimesso - sottolinea Mauro Tognetti - . Fu dopo una ventina di giorni che tornò in ospedale e i medici ci dissero che sarebbe rimasto lì per quattro giorni prima di entrare in sala operatoria». Ma non fu così: secondo quanto raccontato dai genitori, Marco una sera li chiamò, dicendo che il giorno dopo sarebbe stato operato. «Sapevamo che sarebbe dovuto restare in ospedale per una settimana dopo l’operazione. La sera prima parlò con il fratello, era tranquillo - precisa - ma tutto poi è degenerato. All’improvviso».

La famiglia viene informata di un ematoma all’addome. «Nostro figlio è entrato in sala operatoria e quando è uscito ci è stato detto che era molto grave - conclude Tognetti -. Mia moglie l’ha visto intubato, ma nessuno di noi l’ha più rivisto in vita. Marco è entrato con le sue gambe in sala operatoria, ma è uscito in fin di vita. Ora vogliamo toglierci ogni dubbio. Per capire se qualcuno abbia delle responsabilità per la morte di nostro figlio».

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