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Ipotesi tamponi validi solo 24 ore, farmacie e privati rischiano il caos

Strutture già oberate di appuntamenti: «Siamo pieni, il giro di vite non convincerebbe i no-vax»

LUCCA. Il governo sta ragionando sull’ipotesi di ridurre da 48 a 24 ore la validità dei tamponi che permettono di avere il Green pass. La misura vorrebbe essere un ulteriore incentivo ai no-vax verso la vaccinazione. Ma tutti si chiedono quale potrebbe essere l’impatto di una simile decisione su farmacie e laboratori privati che già ora faticano a star dietro alla richiesta.

Nonostante la campagna vaccinale abbia ottenuto ottimi risultati sulla Piana (87,2 per cento della popolazione vaccinata con almeno una dose) restano più di 20mila persone che non hanno ricevuto il vaccino. I tre quarti sono in età da lavoro e di conseguenza per tre volte a settimana si sottopongono al tampone nelle farmacie e nei centri medici che offrono questo servizio al prezzo di 15 euro fissato dal commissario Figliuolo. Prezzo obbligatorio per le farmacie, mentre i privati hanno possibilità di aderire o meno alla convenzione, ma se lo fanno non possono derogare.


Ebbene il 15 ottobre, quando la necessità del Green pass è stata estesa a una serie di attività queste strutture sono state travolte dalle richieste di tamponi. Tanto per avere un’idea, l’8 ottobre i test effettuati in Toscana erano 17.515, mentre la settimana dopo l’entrata in vigore delle misure del governo sono stati 30.656. Dimezzare la durata dei tamponi, dunque, significherebbe raddoppiare il numero di test da effettuare.

«Una tale misura avrebbe sicuramente un grosso impatto – dice Stefano Santi, titolare del centro medico Check Up e rappresentante di Assosanità Confesercenti –. Chi oggi fa tre tamponi a settimana spendendo 45 euro, si troverebbe a doverne pagare 90, una spesa non indifferente sullo stipendio. Reggere l’impatto? Solo nella misura di un 30-40 per cento, non di più. Già oggi facciamo più di 1.200 test al mese». Ci si chiede se questo ulteriore giro di vite possa essere utile a convincere gli irriducibili a vaccinarsi: «Non credo – spiega la dottoressa Annalisa Bianchi, responsabile sanitaria del Laboratorio analisi mediche di San Vito, che ora ha trasferito la sua sede principale a Sant’Anna, su viale Einaudi –. Ad oggi saranno sì e no una decina le persone che hanno deciso di vaccinarsi per evitare la trafila dei tamponi e credo che questo ulteriore inasprimento delle norme servirebbe a poco. A quel che ho inteso, almeno fino alla fine dell’anno, questi soggetti sono intenzionati ad andare avanti così. Noi lavoriamo dalle 7,30 del mattino alle 7 di sera, ci sono giorni, ad esempio lunedì, mercoledì e venerdì, in cui facciamo più di 200 test al giorno».

Anche nelle farmacie si lavora senza sosta per soddisfare la richiesta: «Rispetto alla metà di ottobre – spiega Salvatore Ingrosso, presidente dell’Ordine dei farmacisti – sono aumentate le strutture che offrono questo servizio e quindi la situazione è un pochettino più tranquilla. Quello che succederà non lo so, la mia sensazione è che scardinare lo zoccolo duro dei no-vax sia molto difficile. Di certo un eventuale aumento della richiesta di tamponi ci porrebbe delle preoccupazioni. Non dimentichiamo che un mese fa i positivi erano pochi, adesso invece scopriamo spesso dei contagiati che non sapevano di esserlo».

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