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Lite sul vaccino alla figlia, i giudici: fateglielo fare. La documentazione del padre e la risposta del tribunale

Lucca: il padre si era opposto alla somministrazione di Pfizer, la madre era favorevole e i magistrati le hanno dato ragione

Questa volta è il tribunale civile in composizione collegiale ad autorizzare la somministrazione del vaccino anti Covid ad una studentessa di 13 anni residente in Lucchesia in seguito all’opposizione del padre circa l’efficacia e la sicurezza della terapia di immunizzazione.

È il secondo caso che si verifica nella nostra provincia, ma il pronunciamento di tre giudici che consentono alla madre dell’adolescente di accompagnare la figlia in un centro e sottoscrivere il relativo consenso informato anche in assenza di quello paterno (condannato a pagare le spese di lite) certificano un orientamento giurisprudenziale ormai ampiamente diffuso.

LE INFORMAZIONI SUI SITI

Il padre della minorenne per avvalorare la tesi dei pericoli e degli effetti collaterali del vaccino ha depositato copiosa documentazione. Scientifica? Assolutamente no. Tratta essenzialmente da siti internet nazionali ed esteri. Mentre il tribunale non può che rilevare come la valutazione che ha condotto il Ministero della Salute a estendere la campagna vaccinale, coinvolgendo anche i minori, sia avvenuta all’esito di un’attenta analisi anche delle possibili conseguenze avverse che hanno un’incidenza percentuale notevolmente bassa in rapporto alle somministrazioni effettuate soprattutto riguardo al vaccino Pfizer cui la tredicenne sarebbe sottoposta. Stando al rapporto Aifa del luglio 2021 emerge che ogni centomila dosi somministrate tra i 12 e i 19 anni gli eventi avversi sono 27 di cui solo cinque gravi. Non solo. Il genitore negando la vaccinazione della figlia sostiene quale caso noto di reazione avversa, le gravissime malformazioni sui feti causate dal Talidomide, farmaco che negli anni Sessanta fu assunto da donne in gravidanza per contrastare dolori e nausee. Secondo il tribunale non vi è alcuna correlazione tra quel farmaco e il vaccino anti Covid e diversa è pure la tipologia di fenomeno patologico che quel farmaco mirava a contrastare.

LA SALUTE DELLA RAGAZZA

Per impedire vaccinazione della figlia, il padre ha addotto problemi legati a immaturità e inconsapevolezza dei rischi e di compiere scelte responsabili unendo una fragilità caratteriale che la porta ad aver manifestato episodi di paura del buio. Ma sul punto della salute del minore nella certificazione rilasciata dal pediatra non vi sono controindicazioni alla somministrazione del farmaco visto che la ragazza ha effettuato tutte le vaccinazioni previste senza sviluppare reazioni avverse e senza presentare allergie ai medicinali e ai generi alimentari. E non vi sarebbe traccia nemmeno di sofferenze psicologiche visto che la dottoressa consulente che l’ha incontrata tre volte ha ritenuto regrediti i sintomi di un originario stato ansioso. Anzi, la studentessa è apparsa matura e coscienziosa. Spiegando esattamente cosa sia il “Green pass” e chiedendo di potersi vaccinare per tutelare non solo la sua salute, ma anche quella dell’anziana nonna che ha paura di contagiare, e per poter svolgere con tranquillità l’attività scolastica e sportiva.