Contenuto riservato agli abbonati

Delitto Raluca, l’omicida: "L'ho uccisa perché mi prendeva in giro"

La vittima Elena Raluca Serban, l’omicida Gabriel Falloni

La procura di Aosta chiude l’inchiesta e il gip dispone il giudizio immediato fissando il processo il primo dicembre

LUCCA. Tutti i tasselli sono andati a loro posto. E per la procura gli elementi di prova, al di là della dichiarazioni rese dall’omicida nell’interrogatorio di garanzia, sono molteplici e schiaccianti.

Dalle analisi dei marcatori del cromosoma sulla porzione di unghia del secondo e terzo dito della mano sinistra della vittima ai riscontri sui tabulati telefonici, da fotogrammi estrapolati dal sistema di videosorveglianza del condominio dove abitava la vittima ai profilo Facebook dell’assassino sino alle sommarie informazioni di un numero considerevole di testimoni e agli accertamenti bancari sulla vittima e sul suo carnefice.


In base a tutti quegli elementi il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Aosta, Giuseppe Colazingari, dispone il decreto di giudizio immediato nei confronti di Gabriel Falloni, 35 anni, operaio, residente a Sorso, domiciliato a Nus (Aosta) e attualmente detenuto nella casa circondariale di Biella accusato di omicidio volontario ai danni di Elena Raluca Serban, 32 anni, origini romene, sino al 2015 domiciliata a San Vito e tre settimane prima di essere uccisa, il 17 aprile 2021, residente in un appartamento al civico 37 di viale Partigiani nel capoluogo della Valle d’Aosta. Falloni, reo confesso, verrà giudicato il primo dicembre dalla Corte d’Assise di Aosta. In astratto rischia l’ergastolo, ma in virtù delle attenuanti è più plausibile una condanna che va dai 24 ai 30 anni di reclusione. Non potrà chiedere, in relazione alle modiche normative, un giudizio abbreviato con sconto di pena.

NUOVI PARTICOLARI

Dal capo d’imputazione e dalle carte emergono nuovi e agghiaccianti particolari sull’uccisione della giovane. Secondo i sostituti procuratori di Aosta, Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi, la donna, prima di essere colpita alla gola con un coltello da cucina, era stata presa per il collo dal assassino che aveva cercato con azione prolungata di strangolarla all’interno della camera da letto dell’appartamento di viale Partigiani. E mentre era agonizzante l’omicida l’avrebbe trascinata all’interno del bagno colpendola con il pugnale sul lato sinistro del collo e provocandole una profonda lacerazione alla gola. L’azione criminale sarebbe avvenuta in un lasso di tempo che va dalle 18,20 alle 18,57 di quel maledetto giorno di metà aprile e dopo aver commesso il delitto, Gabriel Falloni si sarebbe affrettato a impossessarsi di tutto il denaro che si trovava nel vano ammobiliato, una somma in contanti di circa ottomila euro, oltre che di due cellulari iPhone e di una borsa da ginnastica azzurra marca Arena in cui avrebbe sistemato – oltre agli indumenti della vittima, le lenzuola e le federe – il denaro, i telefonini e l’arma da taglio. Coltello da cucina che, stando a quanto riferito dall’omicida nell’interrogatorio avvenuto 21 giorni dopo il suo arresto nel penitenziario di Brissogne, avrebbe gettato nel fiume Dora assieme ai cellulari.

LA PARTE CIVILE

Parte civile nel processo di Corte d’Assise sono la madre e la sorella di Elena Raluca: Margareta Neculae, 57 anni e Alexadra Serban di 35, entrambe residenti a Lucca ed entrambe assistite dall’avvocato Maurizio Campo. Falloni invece è difeso dal legale Marco Palmieri di Sassari.

PERSONALITA' DISTURBATA

L’autore del delitto nella sua confessione sostiene di aver ucciso Elena Raluca «perché mi prendeva in giro». L’operaio, con disturbi della personalità e precedenti penali per tentata violenza sessuale, avrebbe ammazzato la giovane che conosceva da tempo reagendo al suo dileggio. «Le ho messo le mani al collo per rabbia e lei mi ha gridato che se non mollavo la presa mi avrebbe denunciato». L’assassino si difende sostenendo che la donna avrebbe afferrato un coltello ferendolo leggermente a un braccio e sferrandogli anche un calcio.